Documentare la convivialità, di Antonietta Gioia

Mi chiamo Antonietta Gioia e insegno alla Scuola media statale Viale delle Acacie a Napoli. Da due anni partecipo, con la scuola media statale Viale delle Acacie a Napoli, al progetto Sguardi e Storie, promosso anche da Luce per la didattica.

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Nella foto, della collega Valeria De Laurentiis, sono con le altre insegnanti, all’inizio dell’anno scolastico attuale, e sto sorridendo mentre guardo in macchina.

Nell’anno scolastico 2019-2020 ho deciso di partecipare con la classe II A anche al progetto Cinefotoeduca con l’intento di avvicinare gli alunni ad uno studio più attento e ad un uso più consapevole delle fonti fotografiche. In particolare, mi riferisco alle fotografie che i ragazzi scattano a volte in modo compulsivo, quasi inconsapevolmente e che il più delle volte archiviano senza neppure una catalogazione per soggetto. Sicuramente a queste generazioni sono lontani gli album fotografici di famiglia e cosi la stampa della fotografia  analogica, fotoricordo da condividere in famiglia, come momento di gioia, mentre sono consoni a riprodurre immagini ripetitive, spesso molto simili, in serie, di se stessi, dei loro compagni, dei loro beniamini sui social.

Con la classe siamo partiti dalla lettura delle finalità del progetto, realizzato da Luce per la Didattica e dall’archivio storico Luce Cinecittà, che nasce con l’intento di educare le nuove generazioni alle forme e alle espressioni della fotografia nell’ambito delle attività curriculari. Da subito gli alunni hanno mostrato “stupore” nella scoperta dell’uso della foto come testimonianza di un presente storico che è in relazione alle trasformazioni e ai fenomeni sociali del nostro tempo.

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Nei diversi momenti curriculari che hanno costituito lo studio del progetto, i ragazzi hanno mostrato meraviglia anche nel vagliare con uno sguardo diverso la carrellata di centinaia di foto che affollano i loro cellulari , nonché a ri-vedere le diverse pose e/o “mossette”, spesso uguali, che caratterizzano le loro fotografie.

Le stesse inquadrature ritrovate nella gran parte dei dispositivi non sono spiegate dagli alunni, nel senso che non sanno argomentare il motivo per cui le abbiano realizzate, anzi il più delle volte rispondono con “non so spiegare” , “mi piaceva” , “era bella”.

Pian piano si è sviluppato un approccio più critico e riflessivo della fotografia, cui è seguito un uso direi un po’ più disciplinato e consapevole della fotografia, e dello stesso dispositivo, quasi sempre il cellulare, con il fine di capire “ il valore e l’importanza di diventare cittadini attivi e agenti della storia”, attraverso l’esercizio di una “ripresa”, di una attenzione e di una conoscenza della realtà che li circonda, attraverso la scelta dello sguardo fotografico, quindi dell’indagine.

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Successivamente, ho proposto un tema: “la Tavola come momento di condivisione conviviale”, che, forse soprattutto a Napoli, è espressione di stili di vita, del perpetuarsi di tradizioni e costumi, di conferme identitarie e senso di appartenenza. Qui il link ai lavori dei ragazzi sia della mia classe, sia della I E  della collega Valeria De Laurentiis.

Sul tema della tavola come momento aggregante, dunque, come momento per ritrovarsi, in cui condividere modi di stare insieme, di mangiare, di scambio, con altri famigliari e amici si sono cimentati gli studenti. La tavola e i momenti conviviali sono diventati oggetto di documentazione fotografica da parte dei ragazzi, in una messa in scena che ha coinvolto tutti i componenti il gruppo, che si sono riconosciuti nelle fotografie, suggello di quei momenti conviviali.

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Il condividere il cibo, soprattutto in alcune festività come il Natale, ma anche il Cadodanno, o la domenica, diventa uno dei modi fondamentali con cui si possono stabilire e mantenere rapporti interpersonali nelle famiglie. La stessa preparazione dei cibi, i riti legati all’alimentazione, ai significati di alcuni piatti, sono stati oggetto di documentazione fotografica. Protagonisti i cuochi, padri, nonni, madri, nonne…

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Ai giorni nostri si perpetua il mangiare insieme nelle famiglie, per festeggiare una ricorrenza, mentre si è perso come comunità, soprattutto nelle città. Un tempo la famiglia festeggiava per esempio la vendemmia, un buon raccolto, il preparare la provvista di pomodori in bottiglia etc. Sicuramente la famiglia di ieri, di origine soprattutto contadina, attraverso il cibo preparato per la comunità e condiviso, trasmetteva cultura, mentalità, valori, alcune volte in modo autoritario. Con i ragazzi e i loro famigliari abbiano ricordato anche queste “usanze” del passato, come vi fossero regole ben precise da rispettare, come lo stare a tavola composti, senza mai alzarsi  prima del termine del pasto, senza alzare mai la voce e, non ultimo, evitando di mangiare con le mani. Oggi invece a tavola impera la fretta, il mangiare piatti riscaldati nel microonde, con la televisione accesa che trasmette i suoi spot pubblicitari.

Avendo preso coscienza di questo cambiamento di costumi,  abbiamo preferito soffermarci sui momenti di festa considerati tuttora molto importanti in famiglia, alla presenza di tavole imbandite, pranzi succulenti, nonni e nonne alle prese con ciurme di nipoti, abbracci e sorrisi davanti alle videocamere.

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Dalla lettura di queste foto che hanno immortalato momenti festosi, sono emersi inquadrature di volti sorridenti, calici in alto, amici scherzosi, piatti succulenti con fettuccine alle vongole veraci, specialità di diverse regioni (che mostrano come i componenti di una famiglia, dispersi in città e località diverse, si riuniscano nelle occasioni festive), colori forti di arredi e decorazioni, come sono le emozioni che rimandano al ricordo di quel momento che viene impresso nella fotografia.

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Per la realizzazione di questo lavoro ringrazio Letizia Cortini  e Patrizia Cacciani che ci hanno supportato costantemente, inoltre le famiglie degli alunni e, in particolar modo,  la mamma di Maya Paoli, la dott.ssa Recinto. Naturalmente grazie a tutti gli alunni della classe II sez A che hanno diligentemente partecipato al progetto.

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