Cinefotoeduca, due anni di impegno nelle scuole, di Patrizia Cacciani e Letizia Cortini

L’esperienza maturata nel campo dello studio, dell’uso e del riuso delle fonti audiovisive nella didattica ci ha convinto, da diverso tempo, che i primi interlocutori dovessero essere i docenti, gli studenti e le scuole primarie di primo grado. Riteniamo che le immagini debbano far parte integrante dell’apprendimento sin dalla prima età scolare.

“La scuola italiana prevede una forte formazione sull’analisi del testo scritto ma in misura minore favorisce lo sviluppo della conoscenza dei linguaggi specifici legati alla visione, grave perdita anche se si pensa solo alla ricchezza di beni culturali, in termini di qualità e quantità, offerta dal territorio e dalla storia del nostro paese”, ci racconta la professoressa Valeria De Laurentiis, docente alla Scuola Media Statale Via delle Acacie a Napoli, tra le prime insegnanti che hanno partecipato al progetto.

I bambini e gli adolescenti, nativi digitali, compiono ogni giorno numerose azioni attraverso le immagini. Nel quotidiano del gioco e dello studio, del tempo speso da soli o in comunità, che sia essa familiare o scolare. Spesso non avendo la consapevolezza che quanto “stanno scrivendo” abbia un suo lessico, una sua grammatica.

Abbiamo pensato ad una sperimentazione di due anni (2018-2020) e su differenti territori per comprendere al meglio dove e come correggere laddove l’esperienza lo avesse suggerito.

Ulteriore elemento di sperimentazione l’uso, insieme alle immagini, fisse e in movimento, di percorsi esplicativi con illustrazioni. Trattando con bambini e adolescenti, unire immagini fotografiche e cinematografiche con illustrazioni realizzate da una esperta illustratrice, Laura Cortini, che ha al suo attivo pubblicazioni adatte a studenti di primaria di primo grado, abbiamo pensato ci consentisse di usare una linearità maggiore nel comunicare le informazioni che avremmo dato. Ed ancora, le illustrazioni portano con sé il valore di un’altra prospettiva: costruire il proprio immaginario con creatività.

Inoltre scegliere di diffondere in modo innovativo, anche dal punto di vista interdisciplinare, soprattutto relazionale, la conoscenza del mondo e della società da parte dei bambini, a partire dalle storie delle loro comunità di riferimento (territori, scuola, famiglie), grazie alla scoperta e alla consapevolezza nell’uso e nella produzione delle fonti audio-visive, ci ha aperto spazi di relazione con la comunità scolastica e le famiglie insospettate e piacevoli che ci hanno confortato nel corso del tempo.

Siamo partite da corsi di formazione con e per i docenti, a volte coinvolgendo luoghi territoriali che per vocazione sono utilizzati dagli insegnanti come biblioteche ed archivi. Lo sviluppo delle competenze nella decodifica dei codici espressivi di tali fonti, ha creato le condizioni per cui i docenti potessero, in autonomia, usare da subito il linguaggio audiovisivo quando lavoravano in classe con gli studenti e al contempo ha dato loro la consapevolezza della possibilità di riconoscerle come strumenti imprescindibili per la comprensione dei fenomeni storico-sociali, politici ed economici, di costume, in altre parole per indagare, interrogare e comprendere la realtà e le società attuali, le comunità che si abitano. Cesare Zavattini fu il primo a individuare questo nesso già nei primi anni sessanta del Novecento (Zavattini, 1963).

Cinefotoeduca agisce nel più ampio contesto della diffusione della public history  in Italia e della crescente attenzione dell’associazione omonima anche nei confronti del mondo dell’insegnamento della storia nelle scuole di ogni ordine e grado con l’uso delle fonti audiovisive e dei media.

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Obiettivo ambizioso di questo, come di analoghi progetti sviluppati in anni precedenti (si veda sul sito di Luce per la didattica, Didattica Luce in Sabina, e il progetto Sguardi e Storie), è anche quello di promuovere un uso sociale, collettivo, partecipato e condiviso del fare storia, ovvero un fare e comprendere la storia da parte di insegnanti e studenti, cittadini e studiosi, a partire non da percorsi accademici, o secondo i programmi ministeriali, ma dalle proprie realtà, dai propri territori, dai propri ambienti “domestici” (scuola, quartieri, famiglie), interrogando le fonti private, accanto a quelle custodite da pubbliche istituzioni culturali.

Nel concreto delle attività e delle metodologie di Cinefotoeduca

Il sito del progetto propone una  Guida metodologica la cui finalità principale è quella dell’educazione alla visione, all’analisi, alla didattica con l’uso e il riuso creativo dei documenti fotografici e filmici d’archivio, pubblici e privati. Il sito si presenta molto curato dal punto di vista della grafica e delle illustrazioni che accompagnano percorsi e schede, grazie all’intervento di professionisti del settore (a questo link il team del progetto).

La Guida si configura come un agile manuale dal titolo “Click! Inquadro il mondo … a modo mio. Educare agli immaginari con il cinema e la fotografia nelle scuole”. Due le linee di azioni:

  • la formazione innanzitutto degli insegnanti al linguaggio cine-fotografico, alla sua storia, alle forme e codifiche specifiche, all’utilizzo consapevole di queste fonti, sia da parte dei docenti, nella didattica principalmente della storia, sia nella educazione alla cittadinanza attiva e alla Costituzione, da parte dei discenti, grazie all’esplorazione, attraverso l’uso di queste fonti, del proprio privato che si fa pubblico, interagendo con le comunità di appartenenza;
  • la sperimentazione di tale percorso formativo attraverso attività laboratoriali nelle classi.
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Ph professoressa Valeria De Laurentiis

La prima parte della Guida/manuale conduce per mano i docenti in tali direzioni. Questi infatti gli argomenti trattati nella prima sezione, corredati di esempi, indicazioni metodologiche, indicazioni bibliografiche a conclusione di ogni “capitolo”:

I temi affrontati in questa parte della Guida sono propedeutici alla seconda parte, costituita da percorsi tematici, con numerose schede per le attività di laboratorio, per la sperimentazione didattica nelle classi dell’uso delle fonti audiovisive sia provenienti dai propri archivi famigliari, sia reperite nelle banche dati dell’archivio Luce, ma anche presso altri archivi.

Si inizia con il percorso di conoscenza e presentazione di sé, da parte del bambino/ragazzo, e con le attività connesse:

Si prosegue con una serie di “itinerari didattici” relativi soprattutto all’esperienza dei linguaggi e delle forme delle immagini nel tempo:

Per “concludere” con il percorso più intenso ed emozionale, relativo alle storie di famiglia, o ispirate dalla famiglia e dal proprio territorio

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Il proposito è in tal senso quello di portare i ragazzi a scoprire la storia e le storie più generali, a partire però da quelle individuali, private, grazie alla ricerca dei documenti e delle immagini di famiglia, che spesso i ragazzi scoprono per la prima volta durante le attività di laboratorio. Fonti che, con il sostegno di insegnanti e operatori culturali, andranno analizzate, contestualizzate, rinarrate, secondo altri e nuovi punti di vista. I ragazzi scopriranno così che queste fonti, fotografie e filmini di famiglia, testimonianze orali, svelano e ri-velano altre storie, inedite, vive, “reali”, diverse da quelle che sono abituati a studiare sui manuali. Ma, lo si ribadisce, è necessario attrezzare insegnanti e ragazzi a svolgere una critica di questi documenti, a partire dalla conoscenza della specificità dei linguaggi e dalle pratiche di decodificazione. Come è stato sperimentato nell’arco di due anni, solo in tal modo i ragazzi sono in grado di sviluppare un personale senso critico di fronte alle immagini e agli immaginari che suscitano e producono, partendo dagli immaginari famigliari, per passare a quelli consolidati all’interno della propria comunità di appartenenza (la scuola, il territorio, il quartiere, il paese, la città… in cui vivono e che vivono quotidianamente).

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Fanno da supporto una serie di materiali didattici, schede e moduli aperti, con invito a modificare, integrare, partecipare, condividere:

Altra finalità del progetto è quella di insegnare ai docenti e ai ragazzi a utilizzare le fonti filmiche e fotografiche pubbliche, attraverso le pratiche di ricerca negli archivi e nelle banche dati on line, quindi a realizzare selezioni mirate e pertinenti di fonti, a seconda del tema trattato. Il progetto prevede una alfabetizzazione alle professioni che si occupano di questi beni culturali, fotografici e filmici, senza dimenticare le fonti correlate, ovvero altri documenti, quali video, lettere, diari, quaderni di appunti, ma anche oggetti, disegni, libri, giornali.

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Nella Guida, accanto all’invito a visitare Cinecittà e gli archivi della memoria del cinema e della fotografia di reportage, sono messe a disposizione dispense ad hoc che raccontano la storia e le attività a Cinecittà e all’Istituto Luce, attraverso fonti fotografiche storiche, così come la storia del patrimonio dell’archivio Luce e dei suoi compiti di tutela e trattamento dei documenti; infine delle linee guida per la salvaguardia delle fotografie negli archivi di famiglia.

Due anni intensi di formazione, sperimentazione e attuazione del progetto

Le fasi del progetto, sviluppate e sperimentate nel corso di due anni, hanno seguito e attuato quanto indicato finora, a partire dalla formazione degli insegnanti sui linguaggi e le caratteristiche delle fonti filmiche e fotografiche storiche e sulle metodologie del loro uso all’interno dei laboratori nelle classi. I corsi di formazione sono stati tenuti da Patrizia Cacciani e Letizia Cortini, ideatrici di Cinefotoeduca.

Tra il 2018 e il 2019 a Roma, presso l’Istituto Comprensivo Visconti, plesso Gianturco, si sono svolti circa dieci incontri di presentazione e formazione con le maestre romane.

Nel corso del 2019 sono stati organizzati anche gli incontri di presentazione e di formazione con gli insegnanti degli Istituti comprensivi di Orvieto Baschi e Orvieto Montecchi, in collaborazione con la Biblioteca comunale Luigi Fumi.  I corsi ad Orvieto sono stati seguiti da oltre trenta insegnanti.

Nella primavera 2019, nel corso dell’a.s. 2018-2019, è stata avviata una prima sperimentazione laboratoriale a Napoli, nella scuola Viale delle Acacie, grazie al coinvolgimento entusiasta della I E della professoressa Valeria De Laurentiis. In questo caso, la parte di formazione per insegnanti era già avvenuta negli anni precedenti, nel corso del pluriennale progetto Sguardi e Storie, promosso anche da Luce per la didattica.

La I E della professoressa Valeria De Laurentiis a Napoli

Dall’autunno 2019 a maggio 2020 si sono svolti i laboratori a Roma, Orvieto, Napoli.

In quest’ultima città le classi medie coinvolte sono state tre, due prime e una seconda. I ragazzi sono stati seguiti dalle professoresse Valeria De Laurentiis, Antonietta Gioia, Michela Mazzotti. Le docenti avevano seguito nell’anno scolastico precedente i corsi di formazione nell’ambito del citato progetto Sguardi e Storie.

A Orvieto, i numerosi e ravvicinati laboratori, da gennaio a marzo 2020, hanno coinvolto quattro classi di V elementare, con le insegnanti Claudia Corradini, Sabrina Mazzoni, Silvia Peroni, Simona Taddei, e il coordinamento di Luisa Basile. Inoltre una II media, con la professoressa Patrizia Zappone.

A Roma è stato possibile realizzare un solo laboratorio, poco prima del lockdown, con i bambini di una V elementare dell’I.C. Visconti – Plesso Settembrini, seguiti dalla maestra Marina Esposito.

Anche nei laboratori in classe, Patrizia Cacciani e la sottoscritta hanno lavorato insieme alle insegnanti e ai ragazzi. A Napoli, come già scritto, le insegnanti hanno lavorato in modo autonomo, supportate “a distanza”.

Il diario dei corsi formativi e dei laboratori, con l’illustrazione delle attività svolte e delle metodologie adottate, sono consultabili nelle seguenti pagine:

  • scuole e incontri (i report delle giornate di formazione con gli insegnanti e quelli dei laboratori nelle classi)
  • i lavori degli alunni (la restituzione delle esercitazioni, delle realizzazioni, dei lavori dei bambini e dei ragazzi svolti successivamente ai laboratori in classe, realizzati con l’aiuto anche delle famiglie)

I primi lavori prodotti dai ragazzi in generale hanno riguardato temi legati soprattutto a racconti fotografici e scritti con riflessioni relative alla sperimentazione dei linguaggi audiovisivi, nell’esplorazione consapevole del mondo intorno a loro, in famiglia, o durante escursioni nei parchi, realizzati con propri dispositivi fotografici e video. In un primo contributo di analisi dell’esperienza svolta, la professoressa Valeria De Laurentiis, di Napoli, ben sintetizza la scelta di questa attività iniziale nelle classi:

“Ho ritenuto che il percorso più idoneo a questo momento dell’anno scolastico [aprile 2019, ndr] fosse quello di condurre i ragazzi alla costruzione di narrazioni miste in cui elementi visivi, fotografie in particolare, e scritti fossero complementari per lo sviluppo di tematiche a scelta relative a storie legate alla vita in famiglia o ad un’esperienza scolastica, un laboratorio di osservazione e scrittura in un parco pubblico del nostro quartiere, la villa Floridiana” (V. De Laurentiis, cit.).

La I E della scuola Viale delle Acacie a Napoli è stata la prima a restituire le sorprendenti rappresentazioni dei ragazzi, realizzate tra marzo e aprile 2019, i cui temi-guida sono stati “Il gusto di inquadrare“, consultabile a questo link., e “Vicinanze e lontananze“, a questo link. In entrambi i laboratori, la ricerca dei ragazzi è stata finalizzata all’integrazione di immagini, riflessioni scritte, richiami e link ad altre forme espressive, come la pittura. I lavori dei ragazzi sono stati pubblicati in calce agli articoli d’introduzione, in formato pdf.

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I racconti dei ragazzi di Orvieto, nell’a.s. 2019-2020, fino a marzo, ovvero prima del lockdown, sono in parte consultabili nei report degli incontri con le scuole e in parte nella sezione dei lavori eseguiti durante e dopo i laboratori. Il tema principale scelto dai ragazzi, e dalle loro famiglie, è stato quello del lavoro dei propri cari, madri, padri, nonni, fratelli e zii. Ne è emerso un quadro abbastanza significativo dei mestieri e delle occupazioni, compresi gli impegni extralavorativi dei propri genitori, in particolare in campagna: contadini e commercianti, piccoli e medi produttori agricoli o vinicoli, artigiani, fotografi, poliziotti, impiegati comunali, geometri, commessi, parrucchieri, psicologi, insegnanti, operai e tenici specializzati in imprese locali, militari … Un campionario davvero molto variegato che ci restituisce l’immagine di un territorio operoso, creativo, ordinato, e una scuola dove i figli di famiglie di estrazione sociale e culturale anche molto diverse vivono nel reciproco rispetto. I bambini stessi stupiscono per il loro senso di responsabilità misto ad autoironia e tolleranza. Emerge una comunità apparentemente coesa.

A Napoli i lavori dei ragazzi delle medie nel corso dell’anno scolastico 2019-2020 fino a marzo hanno riguardato soprattutto il racconto visivo e scritto delle occasioni in cui ritrovarsi in famiglia, dalla più stretta alla più larga (con cugini, nonni, zii, amici).

Si segnalano le riflessioni della professoressa Antonietta Gioia su questa esperienza dei ragazzi napoletani (a questo link).

Documentare il Natale, le festività di fine e inizio anno, le domeniche è stato particolarmente piacevole per i ragazzi che si sono scatenati in fotografie molto studiate, e ben commentate anche dal punto di vista dell’analisi dell’inquadratura, a testimonianza del piacere delle tradizioni culinarie e gastronomiche a Napoli, dello stare insieme intorno alla tavola, spesso ripresa per la cura della sua preparazione.

Il condividere il cibo, soprattutto in alcune festività come il Natale, ma anche il Cadodanno, o la domenica, diventa uno dei modi fondamentali con cui si possono stabilire e mantenere rapporti interpersonali nelle famiglie. La stessa preparazione dei cibi, i riti legati all’alimentazione, ai significati di alcuni piatti, sono stati oggetto di documentazione fotografica. Protagonisti i cuochi, padri, nonni, madri, nonne… (A. Gioia, cit.)

Un laboratorio a sé è stato quello promosso dalla professoressa Valeria De Laurentiis nella II E di quest’anno scolastico (la ex I E i cui lavori nell’a.s. precedente abbiamo segnalato), durante il quale i ragazzi si sono cimentati nei ritratti fotografici di amici e compagni, utilizzando la messa in scena come in uno studio fotografico.  Interessanti anche le considerazioni di metodo puntuali della docente su questa esperienza (a questo link).

Una considerazione a parte, conclusiva, meritano i lavori, realizzati durante il lockdown, dei ragazzi di Roma (a questo link), Orvieto (a questo link e a quest’altro) e Napoli (a questo link, a questo e quest’altro).

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La fotografia in particolare è stata infatti utilizzata dalla maggior parte per esprimere in modo chiaro, diretto, fulminante in alcuni casi, le emozioni, i sentimenti, le paure e le speranze, i bisogni che li accomunano tutti, insieme alle loro famiglie, durante questo periodo. Sorprende la lucidità, la tenerezza, la capacità di essere diretti, di questi bambini, in grado di racchiudere il proprio messaggio (emotivo e intellettivo) in una immagine spesso di forte valore simbolico, a testimonianza della loro consapevolezza dell’importanza della comunicazione, anche poetica e sentimentale, attraverso testi visivi.

Augurando a tutti loro e alle loro famiglie una ripresa sempre più rassicurante, responsabile, serena, li ringraziamo per la generosità, la disponibilità, la curiosità e la creatività. Ringraziamo anche le meravigliose docenti, eroiche nel supportare i ragazzi e le loro famiglie in questo periodo! Speriamo davvero di poter rivedere tutti loro, nel prossimo anno scolastico.

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Obiettivo di questa sperimentazione è partecipare al prossimo bando Cinema e Scuola MIUR MIBACT buone pratiche, proseguendo nelle esperienze laboratoriali, quindi ampliare e rafforzare il sito, infine realizzare, a conclusione di un altro anno scolastico, la pubblicazione della guida.

 

 

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