Appena in tempo… il terzo ciclo di laboratori a Orvieto!

Eccoci al nostro terzo incontro con le scuole di Orvieto! Giusto un anno fa il nostro progetto qui ad Orvieto aveva inizio :)!Gli ultimi laboratori si sono svolti tra il 2 e il 3 marzo, nelle classi V A e V B di Ciconia e V A e V B di Sferracavallo, quindi nella II media di Ciconia.

Sono stati molto proficui e divertenti.
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I bambini hanno raccolto e organizzato in album/diari fotografici e testuali, arricchiti di disegni e decorazioni personali, tanto materiale di famiglia: foto, interviste trascritte, testimonianze, ricordi, riflessioni personali.
Il tema principale è quello del lavoro dei propri famigliari, come abbiamo illustrato nei precedenti report. Nelle due quinte elementari di Ciconia ogni alunno ha anche condiviso il proprio racconto e le proprie riflessioni con immagini in google drive e, a mano a mano, sono pubblicati sul sito in singoli post (lavori della V A e lavori della V B). I diari fotografici invece saranno digitalizzati e inseriti successivamente sul sito, oltre ad essere esposti in una mostra dedicata ai mestieri e alle professioni delle famiglie di Orvieto.
Ogni classe ha avuto un personale approccio al tema del racconto del lavoro dei propri famigliari, come già rilevato nel report precedente.
In una classe si sono concentrati maggiormente nella narrazione in forma di articolo.
In un’altra hanno arricchito i loro testi con disegni, mentre in una classe si sono impegnati nella realizzazione anche di audio e videointerviste.
Nella II media si sono cimentati direttamente con l’utilizzo del computer e ogni ragazzo ha iniziato a costruire il proprio power point, cercando di familiarizzare con questo formato finora mai utilizzato dalla maggior parte degli studenti.
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Durante i laboratori ci sono stati momenti ludici e al tempo stesso di approfondimento delle reciproche conoscenze delle storie di famiglia e del modo di rappresentarle con le immagini.
Il senso di comunità, di amicizia, di solidarietà si è rafforzato, insieme alla maggiore consapevolezza della complessità del mondo del lavoro.
In diversi casi i ragazzi sono venuti a conoscenza per la prima volta delle storie e del lavoro dei propri nonni o bisnonni. Toccanti, in alcuni casi, i punti di vista dei bambini sul senso di mancanza soprattutto dei padri che svolgono lavori che li costringono spesso per più giorni lontani da casa e dalla famiglia.
La tenerezza dei bambini e il loro affetto ed entusiasmo sia tra di loro sia verso le maestre e perfino nei confronti di noi operatrici culturali ha avuto diversi momenti di espressione che hanno sorpreso con gioia noi adulti!

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Durante i laboratori sono state prese alcune decisioni con i ragazzi e le insegnanti per l’organizzazione delle giornate di presentazione dei lavori svolti.
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Gli album/diari di tutti gli studenti saranno esposti in due sedi differenti. Quelli delle elementari di Ciconia presso il Palazzo del Popolo di Orvieto il 14 maggio, con l’adesione del Comune. Mentre i lavori delle altre classi saranno presentati il 15 maggio nella sede della biblioteca Luigi Fumi di Orvieto centro. In entrambe le sedi le insegnanti stesse presenteranno l’esperienza di Cinefotoeduca e saranno presenti le famiglie dei ragazzi.
Si prevede anche la proiezione di alcune videointerviste, la navigazione/esplorazione del sito del progetto e la realizzazione di cartelloni con in mostra una selezione di fotografie organizzate per tipologie di lavoro.
Nel frattempo saranno ultimati i lavori, digitalizzati e pubblicati anche sul sito.
Grazie a tutti e a presto!
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I laboratori della I e della II E – SMS Viale delle Acacie, Napoli. Riflessioni di metodo della prof.ssa Valeria De Laurentiis

I laboratori che sto portando avanti nelle mie classi, 1 e 2 E della scuola media Viale delle Acacie di Napoli, nascono dall’intenzione di lavorare sull’acquisizione di strumenti di produzione, analisi, decodifica, interpretazione e riutilizzo delle fonti visive, in particolare fotografiche.

Non sono nuova a questo genere di lavoro perché per due anni nella mia scuola si è svolta un’attività di formazione, e insieme di didattica nelle classi, con Letizia Cortini che è confluita nella realizzazione del sito web Sguardi e storie. Immaginare storie e ricostruire memorie a scuola

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Una riflessione per iniziare

Sulla scorta della formazione degli anni precedenti e di una sperimentazione che ho avuto la possibilità di seguire per il Progetto Cinefotoeduca, gestito dall’Istituto Luce – Luce per la didattica, in particolare da Patrizia Cacciani in collaborazione con Letizia Cortini, prima ancora di lavorare alla costruzione di narrazioni storiche ricorrendo agli archivi di famiglia, pur non escludendo degli affondi in questa direzione, mi sono convinta dell’utilità di fornire ai ragazzi strumenti per diventare produttori e fruitori consapevoli di immagini. Ho pensato che, rispetto alla durata del ciclo delle scuole medie, i primi due anni possono essere il momento giusto per mettere le basi e costruire un nuovo “sguardo” sulle fonti visive. Mi ha ispirato per il lavoro di quest’anno anche la lettura di un famoso testo di Susan Sontag, Sulla fotografia, Einaudi 1978, che mi ha accompagnato nelle mie riflessioni.

Mi interessava innanzi tutto di vedere i ragazzi in azione come produttori di immagini, o registi nella scelta di immagini prodotte da altri.

Scattano migliaia di foto nella loro vita quotidiana, ma spesso con nessuna attenzione al mezzo che utilizzano e al suo linguaggio specifico; l’impressione è che utilizzino gli scatti come segni, grafemi di pixel, di un linguaggio nuovo, istantaneo, sintetico, destinato al consumo immediato. Altre volte usano le immagini per testimoniare una presenza o per prendere possesso di una realtà che stanno vivendo. Non concepiscono quasi mai la foto come ricordo relativo ad un’occasione, una celebrazione e nel senso tradizionale del termine, sono pochi anche gli adulti di famiglia che assumono questo compito. Insomma a me sembra che le funzioni attribuite alle immagini private siano quasi del tutto scomparse nel nostro mondo “liquido”. Certo sulla quantità ha influito molto la velocità e la facilità, prima con la macchina digitale poi con gli smartphone, con cui è possibile produrre scatti che sono diventati segni di comunicazione di un linguaggio di cui però non conosciamo la grammatica: parliamo una lingua sconosciuta che abbiamo appreso un po’ dovunque, attingendo da un immaginario sempre più complesso. La pubblicità, l’arte, il web, la televisione, il cinema, sono potenti vettori di un motore più profondo da ricercare nella nostra economia legata alla logica dei consumi, come già notava Susan Sontag (Sulla fotografia, Einaudi 1978, pag 154-155).

La libertà di consumare una pluralità di immagini e di beni viene identificata con la libertà tout court. Il restringere la libera scelta politica al libero consumo economico esige che la produzione e il consumo di immagini siano illimitati. L’ultima ragione del bisogno di fotografare tutto è nella logica stessa dei consumi”.

Più consumo e brucio, più ho necessità di reintegrare.

I protagonisti dei laboratori

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I temi dei laboratori

Sono partita da una riflessione ancora della Sontag (ib. p. 22):

La suprema saggezza dell’immagine fotografica consiste nel dire: “Questa è la superficie. Pensa adesso- o meglio intuisci- che cosa c’è di là da essa, che cosa deve essere la realtà se questo è il suo aspetto” Le fotografie, che in quanto tali non possono spiegare niente, sono inviti inesauribili alla deduzione, alla speculazione, alla fantasia

Volevo rendere i ragazzi consapevoli della potenza, a saperle guardare, delle immagini e mi è sembrato un buon inizio farne scattare di propria iniziativa per sperimentare le infinite possibilità di immortalare ciò che si para davanti ai nostri occhi e la scelta che ogni volta, nolenti o volenti, facciamo.

Nella prima fase abbiamo esplorato insieme le risorse dei due siti web, Sguardi e storie e Cinefotoeduca, sul linguaggio fotografico e del cinema. Sono guide ricche di esempi per cominciare ad affinare lo sguardo e districarsi tra campi, inquadrature, luce, colore e anche, per i docenti, con una parte teorica che fornisce tanti spunti di riflessione sull’uso delle fonti visive e sul loro contributo alla didattica non solo della storia contemporanea.

Poi ho dato le consegne: gli alunni di prima sono stati incaricati di documentare le loro vacanze natalizie; quelli di seconda (che avevano già sperimentato l’anno scorso) sono stati impegnati sul tema del ritratto. In principio avevo pensato a ritratti di persone di famiglia o amici – e infatti questi materiali sono raccolti per un ulteriore sviluppo – ma poi è venuta l’idea di dare la possibilità ai ragazzi di farsi dei ritratti in classe.

La fase di gestazione è stata lunga e piena di tribolazioni perché ci vuole una gran pazienza per far lavorare i ragazzi.

 Come scattano i ragazzi

Propongo qui alcuni scatti dei ragazzi della Prima E, non inclusi nei lavori finali, perché insieme a quelli offrano un’idea di cosa guardano i ragazzi, come lo guardano e cosa scelgono di fotografare

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Per la Seconda E invece propongo delle foto che ho scattato guardandoli mentre si organizzavano per i loro ritratti di classe

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Raccogliere e archiviare

Questo tipo di lavoro introduce anche all’acquisizione di un metodo: non basta scattare, occorre scaricare le immagini, archiviarle. Per lavorare in classe, da tre anni utilizzo uno spazio on line gratuito per l’archiviazione e la condivisione dei materiali. Si tratta quindi di mostrare ai ragazzi come si fa a creare una propria cartella, a condividerla, a caricare immagini e testi. Possono sembrare operazioni scontate ma non lo sono.

Da parte dei ragazzi la produzione e la fruizione delle immagini si limitano, in genere, all’istante dello scatto e all’archiviazione automatica nella galleria degli smartphone dove vanno incontro ad un destino di accumulazione in attesa di una sparizione fortuita (per mancanza di spazio nel dispositivo, per un incidente tecnologico o il cambio dell’apparecchio) o di stasi improduttiva. Qui si propone invece un nuovo approccio all’immagine che diventa “oggetto” da utilizzare in operazioni successive con cui rendere conto del perché sono state scattate, cosa esprimono e documentano; anche se non vogliamo stamparle, è opportuno che le archiviamo, ci rendiamo conto del loro formato (jpg? raw? Heic? Ping?), le datiamo preparandoci al lavoro dell’anno prossimo in cui sarà richiesta una vera e propria schedatura. È strano come questi ragazzi, che maneggiano tecnologia avanzata da piccolissimi, non siano interessati agli strumenti, ai passaggi necessari per realizzare un progetto. Utilizzano solo gli smartphone e il pc, con i suoi programmi, è un mistero per i più; hanno una grande abilità a districarsi sui piccoli schermi ma si limitano alle operazioni intuitive e veloci e sono interessati principalmente alla possibilità di eterna connessione che si offre loro attraverso i social. La definizione di “nativi digitali” scopre il suo punto debole: familiarità nell’uso del touch, nello “smanettare” superficiale non significa acquisizione di un metodo che la tecnologia invece impone.

Scegliere

È venuto poi il momento della scelta degli scatti. È un’altra operazione importante perché credo che nella scelta si comincino a tastare con mano il potere e il fascino dell’immagine fotografica. È qui che prendono forma l’intenzione narrativa, la meraviglia delle scoperte, la motivazione delle esclusioni, i dettagli sfuggiti, i particolari svelati.

La scelta offre l’occasione, insondata il più delle volte, di estrarre dal flusso continuo di scatti, pezzetti di realtà delimitati da un’inquadratura a cui conferire un senso. Non è questo il primo passo per orientarsi nell’indiscriminato flusso di immagini che ci avvolge?

Le foto le abbiamo osservate e commentate insieme, ciascuno suggerendo “visioni” diverse, rintracciando le intenzioni, ricordando le occasioni che hanno dato vita allo scatto.

Scrivere con le fotografie

Siamo passati poi a quella che definirei una “scrittura fotografica”, un’operazione con cui “cominciare a vedere nella realtà stessa una sorta di scrittura che deve essere decodificata, nello stesso modo in cui erano state inizialmente paragonate alla scrittura anche le immagini fotografiche” (Susan Sontang, Il mondo dell’immagine, pag 137 che ricorda come Niepce chiamò le sue lastre eliografie, scritture solari; Fox Talbot definì la macchina fotografica “la matita della natura”).

Come ho già osservato (in Da Sguardi e storie a Fotoeduca. Appunti per la didattica delle fonti audiovisive, 7 maggio 2019), questo tipo di scrittura si snoda parallelo all’immagine e non se ne serve come di un’illustrazione: la foto ne fa parte con il suo linguaggio specifico che rende espressiva la visione, nel caso dei nostri laboratori, nello spazio della vita privata o quotidiana.

I ragazzi hanno scritto i testi in completa autonomia e dopo averli caricati sul drive con le immagini scelte, li abbiamo rivisti insieme e nuovamente commentati. È iniziata così la fase forse più interessante in cui, commentando gli scritti, osservando nuovamente, accogliendo i suggerimenti di tutti, a me pare che si costruisca uno spirito critico, ci sia un’evoluzione nella consapevolezza anche scoprendo o ritrovando aspetti latenti. Qui, soprattutto, si esercita il mio ruolo di guida e facilitatrice quando riesco a proporre ai ragazzi aperture su altri campi che ampliano la loro capacità di visione.

Propongo un elenco degli spunti di riflessione emersi dalla revisione collettiva dei testi.

Per il laboratorio di documentazione delle vacanze natalizie:

  • come dall’insieme di scatti scelti traspaia il “colore”, il “tono” di quel nucleo familiare
  • il caso (ma esiste il caso?) che disvela un’intenzione nascosta
  • il valore delle tradizioni
  • il culto del selfie e il suo ruolo nella comunicazione
  • la capacità delle immagini di rappresentare l’affettività
  • vedere il tempo che passa attraverso le foto

Per il laboratorio Ritratti in classe:

  • l’uso teatrale della fotografia ovvero la messa in scena
  • lo scatto studiato in cui affiorano vecchi e nuovi immaginari
  • il messaggio del selfie
  • la motivazione profonda di gesti e pose suggeriti dal web
  • l’aspetto normativo relativo alle immagini
  • il tentativo di rappresentare l’impalpabile
  • cercare foto della vita scolastica negli archivi di famiglia

I ragazzi hanno quindi prodotto spesso una seconda stesura dei testi in base ai suggerimenti scaturiti, qualcuno con il mio aiuto. Poi ho montato i lavori di ciascuno utilizzando il modello per la documentazione proposto dal sito di Cinefotoeduca, con schede appositamente preparate.

Ogni volta – nonostante i momenti in cui devo insistere, richiamare all’impegno, aspettare, ripetere le consegne- alla fine mi stupisco e mi intenerisco di fronte allo sforzo dei ragazzi di seguirmi nelle “avventure” che propongo e mi sento grata alle famiglie che mi sostengono ed accettano di condividere scatti dei loro figli, di persone di famiglia, della loro vita privata.

Inquadrare non solo il lavoro, di Lipparoni Fabio

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Sopra la fotografia della presentazione del mio lavoro in classe durante l’ultimo laboratorio.

La fotografia che segue, a mezza figura di profilo, è stata scattata da me e rappresenta mio papà Marco che svolge il mestiere dell’idraulico, mentre ripara la perdita di un termosifone, in una abitazione privata. Papà è molto bravo e molto richiesto e il suo lavoro è davvero utile! Lui ha una ditta, insieme al socio Alessandro, suo fratello, la Termoidraulica Lipparoni S.n.c. Di Lipparoni Marco e Alessandro.

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Riflessioni sul lavoro svolto dai miei familiari

A me piace il lavoro di mio padre, perché vedo che lo entusiasma molto, però, per quanto mi riguarda, non so cosa farò da grande.

Mi sono divertito a inquadrare anche altre situazioni. Per esempio nella prossima fotografia digitale ho ritratto, a campo lunghissimo, il panorama che vedo da casa mia. In realtà oggi (il giorno in cui l’ho scattata) è nuvoloso e non un granché!!! Ma nel primo piano dell’inquadratura sono ben visibili gli ulivi che coltiviamo, vivendo in campagna.

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Nella prossima foto ecco, a figura intera, il ritratto del mio micino, che ha visto un altro gatto, che sta mangiando il suo cibo, ma non si vede perché è fuori campo. L’inquadratura è un campo medio in esterno.

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Nelle immagini che seguono mostro, nel primo incontro, la foto di mio fratello Giuliano che lavora al ristorante, trattoria La Palomba a Orvieto.

I mestieri dei miei genitori, di Carlo Tavolacci

Sopra le fotografie della presentazione del mio lavoro in classe durante l’ultimo laboratorio.

I MESTIERI DEI MIEI GENITORI

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La foto è stata scattata da me, il giorno 04/02/2020. Nell’occasione in cui mio padre, Nicola, sta svolgendo il suo lavoro di ingegnere presso la Ceprini Costruzioni. L’inquadratura è una mezza figura.

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Anche questa foto è stata scattata dal sottoscritto, il giorno 04/02/2020. Nell’occasione in cui mia madre, Tiziana, sta svolgendo il suo lavoro di ingegnere, sempre presso la Ceprini. L’inquadratura ritrae mamma in ufficio a mezza figura.

Queste foto del lavoro che svolge questa grande impresa le ho scaricate dal sito e mi sono piaciute molto. La Ceprini lavora per la costruzione di grandi infrastrutture (linee ferroviari, viadotti, ponti, gallerie…) e per il consolidamento di quelle esistenti. Le fotografie sono bellissime, probabilmente di fotografi professionisti.

I MIEI CAMPI

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Questa foto è stata scattata sempre da me il giorno 26/01/2020, nell’occasione in cui stavo facendo un giro in bici attorno al lago di Bolsena con mio padre, Gabriele e il padre di Gabriele.

Questa foto è un campo lungo.

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Questa foto è stata scattata da Carlo Tavolacci il giorno 30/01/2020, nell’occasione in cui stavo sciando con mio padre, mio fratello e dei nostri amici. La foto è stata scattata in ricordo di quel fantastico paesaggio delle Alpi, al Passo del Tonale.

Questa è una foto con un campo lunghissimo, ma nel primo piano dell’inquadratura sono ritratti attrezzature porta sci.

Mi sono divertito molto a svolgere questa indagine fotografica e non solo.

Questo sono io 🙂

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Ritratti e paesaggi, tra lavoro e gioco, di David Albergati

Salve! Sono David e questi laboratori mi sono piaciuti tanto… Ecco uno dei miei racconti.

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In questa foto, scattata il 24 Dicembre 2019 da un collega, mio padre Christian è nel suo ufficio, al lavoro, in un call center della Tim. È una mezza figura.

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Questo è un selfie, a mezzo busto, in campo medio, fatto il 20 dicembre 2019 dalla mia mamma Francesca al lavoro, al negozio di parrucchiere. Sullo sfondo, a sinistra, si può vedere la postazione degli shampoo. Accanto al mezzo busto di mamma, si vede l’ambiente di lavoro.

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Questa foto è stata scattata da mia madre Francesca il 31/01/2020. Ritrae le mie nonne Rita e Anna casalinghe, mentre giocano al torneo di briscola del centro anziani. E’ un campo medio e le figure sono riprese a mezzo busto.

Le fotografie che seguono sono a tema libero e riguardano le mie passioni: fotografare paesaggi e fare ritratti.

Questa foto è stata scattata da me, nell’estate 2019, dalla mia casa al mare, a Ladispoli. Si tratta di un campo lungo, che fa vedere in lontananza il tramonto sul mare.

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La foto che segue l’ho scattata io, la domenica pomeriggio del 15 dicembre 2019, mentre ero a passeggio con i miei genitori. Si tratta di un campo lungo su Civita di Bagnoregio, la cosiddetta “Città che muore”. Mostra anche la profondità delle valli e i famosi calanchi.

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Sotto, una foto che ho scattato io e ritrae i miei genitori Francesca e Cristian il 10 settembre 2019 a Vescovio, frazione di Torre in Sabina, luogo dove si sono sposati 17 anni fa. Le figure dei miei genitori sono intere e la foto è in campo medio: sullo sfondo. al centro. il campanile della chiesa.

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A seguire… Ho scattato io questa foto, 2 anni fa, nel 2018, in una bellissima domenica di primavera al lago di Bolsena. Si tratta di un campo lungo.

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E adesso alcune immagini di documentazione, durante i laboratori di Cinefotoeduca!

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Ho scattato io questa foto, durante il primo incontro con le esperte, il 13 gennaio 2020. Letizia è ripresa in un piano americano, mentre mi fa il segno di vittoria; a sinistra Patrizia è esattamente tagliata a “metà” figura, sempre in piano americano.

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Anche questa è una mia foto, scattata in classe durante la prima lezione con le esperte. Si tratta della mia maestra di Italiano, Sabrina: è una foto in campo medio, con piano americano, ma in realtà quasi a figura intera… perché si vedono sotto il banco le gambe.

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Questa foto è stata scattata da me il 13 gennaio 2020:si tratta di un mezzo busto della nostra esperta Patrizia. Peccato… è sfocata forse per poca luce.

 

 

Ed ora i miei compagni!

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Ho scattato questa foto 13 febbraio 2020 in classe al mio amico Matteo, ripreso di profilo, in primo piano, per far vedere alle esperte come ho modificato la foto, rendendola antica, con degli effetti di luce.

 

 

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Questa foto, che ho scattato in classe sempre durante il primo incontro, ritrae alcuni miei compagni di classe seduti e di spalle, in un campo medio.

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Ho scattato questo primo piano alla mia amica Claudia in classe il 13 febbraio 2020.

 

 

 

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Questa foto l’ho scattata in classe al mio amico Filippo, mentre si volta verso di me: è ripreso a mezza figura.

 

 

 

 

albergati15Questa è Gaia, una mia compagna di classe;le ho scattato questo primo piano per cogliere l’attimo della sua simpatica smorfia. È sempre il 13 febbraio 2020.

Riflessione sul lavoro dei miei familiari

I lavori dei miei genitori mi piacciono, sono lavori utili alla gente. Il lavoro del mio babbo è bello perché parla al telefono con tanta gente che gli chiede informazioni sui cellulari.

Il lavoro della mia mamma è molto bello perché  fa la parrucchiera e fa belle tutte le donne.

Da grande  mi piacerebbe fare l’artista di pittura, ” il pittore” perché con la pittura si può rappresentare tutto quello che si prova.

Lavorare nella mia famiglia, di Giacomo Fazi

Ecco le foto che ho realizzato per raccontare il lavoro nella mia famiglia

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La foto è stata scattata da me nel 2017 nel negozio di mia mamma dove vende abiti e accessori. Rappresenta mia madre Daiana mentre sta vestendo il manichino durante un giorno in cui ero andato al negozio con lei. In quella occasione c’era tanta gente ed abbiamo guadagnato tantissimo. E’ una foto a figura intera.

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Questa foto è stata scattata da me e rappresenta in primo piano mia sorella, Jolanda, che sta leggendo mentre è sdraiata sul pavimento.

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Questa foto, scattata da un collega nel mese di novembre 2019, rappresenta mio zio, Leonardo, all’interno della cantina vinicola, Cardeto, dove lavora, intento a controllare il vino prodotto dalla precedente vendemmia. Figura intera in campo medio.

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Questa foto ritrae mio nonno, Paolo, militare dell’aereonautica, quando stava aggiustando l’elicottero su cui volava.

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In questa foto, scattata da me il 28 gennaio 2020, si vede in un piano americano mia nonna Antonietta, mentre è al lavoro nella mensa della mia scuola.

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Questa foto rappresenta il totale della macchina con eliche, per i pali di fondazione, guidata da mio nonno materno, Elio, che come lavoro faceva l’escavatore nei primi anni 2000 durante il suo  lavoro a Roma.

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La foto è stata scattata ad aprile 2018 dalla maestra Sabrina nel cortile della scuola durante un rilievo in giardino. La persona a destra è il mio babbo Marco, geometra, lo si vede a figura intera. Davanti a lui, sempre a figura intera, ci sono alcuni bambini della attuale 5^B. E’ un campo medio

Questa foto mi ricorda il progetto svolto lo scorso anno per riqualificare e rendere aperto oltre l’orario scolastico il giardino della scuola. Poi non andò avanti, peccato! Quel giorno sono andato insieme al babbo nel cortile per fare il rilievo del giardino ed è stato divertentissimo imparare ad usare il gps. Poi abbiamo realizzato una piantina dello spazio cortile in cui noi bambini abbiamo individuato le zone da ottimizzare (campo polifunzionale) e altre da aggiungere (orto didattico).

  • I lavori che svolgono i miei genitori mi piacciono molto, anche se quello del mio babbo lo impegna molto tempo e non riesce a stare con noi come vorrei.

 

 

 

Le mie foto libere, di Petrica Mihai

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Salve! Sono io durante il primo laboratorio. Poi sono stato assente al secondo incontro. Per ora propongo le fotografie che ho realizzato a tema libero. Sulle dispense di carta, che saranno inserite in seguito, ho raccontato il lavoro nella mia famiglia.

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Questa foto rappresenta un primissimo piano del cane Oscar dei miei zii. La foto è stata scattata il 09.02.2020 con il mio telefono durante il viaggio in Moldavia.

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Questa foto è un bel primo piano, un selfie. E’ stata scattata col mio telefono il 9.01.2020 . In questa foto  siamo io e il mio gatto Mya, mentre ci riposiamo dopo una lunga giornata di fatica.

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Questa foto è stata scattata  il 06.02.2020 durante il mio  viaggio in aereo verso la Moldavia, col mio telefono. Questa foto rappresenta un campo lunghissimo. Anzi, si tratta di una fotografia aerea!

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Questa foto è stata scattata  col mio telefono il 21.08.2019 durante il mio viaggio in Toscana, a Talamone con i miei genitori in uno stabilimento molto famoso chiamato “Il bagno delle donne”. Questa foto è un campo lungo.

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Questa foto è stata scattata col mio telefono in Moldavia, a Chisinau il 07.02.2020 mentre facevamo una passeggiata. La foto è un piano americano.

I mestieri dei miei famigliari e non solo, di Giulia Trifici

Sopra le fotografie della presentazione del mio lavoro in classe durante l’ultimo laboratorio.

La foto che segue è stata scattata in piano americano da me il 03.02.2020 e rappresenta mio padre Alessio, militare, che sta uscendo di casa per andare a lavorare in una caserma a Viterbo. A lui piace molto il suo lavoro. trifici1

La successiva seconda foto è stata scattata sempre da me in figura intera dall’alto, il primo febbraio 2020 e rappresenta mia madre Enelia, casalinga, che sta preparando la carne da cuocere sul fuoco.

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Questa terza foto è stata scattata sempre da me a mezza figura il 04.02.2020 e rappresenta mio fratello, Lorenzo, che sta giocando con le action figure di Alien e Predator.

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Questa quarta foto è stata scattata sempre da me in piano americano il 29.01.2020 e rappresenta mia nonna, Lidia, che sta pulendo il piano da lavoro nella sua cucina.

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Questa quinta foto è stata scattata sempre da me a figura intera il 21.10.2019 e rappresenta il mio cane Milo regalatomi da mio padre quando avevo 3 anni.

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Quest’ultima foto l’ho scattata dalla finestra del salotto di casa mia, in campo medio il 30.04.2019 e rappresenta l’arcobaleno, quasi doppio, bellissimo, comparso dopo la pioggia.

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Questa sono io!

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Lavorare piace, di Gabriele Frizzi

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Sopra la fotografia della presentazione del mio lavoro in classe durante il precente laboratorio.

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La foto è stata scattata da me con il cellulare del babbo nel mese di gennaio 2020.

In questa foto è rappresentata la mia mamma, Donatella, nel suo lavoro da casalinga, l’inquadratura è in un campo medio dove in primo piano vediamo il soggetto principale, cioè la mamma rappresentata a figura intera e centrale, mentre in secondo piano vediamo le pietanze che ha cucinato.

La luce è artificiale perché ci troviamo dentro casa. L’immagine ricorda una domenica in cui a casa nostra c’erano i nonni a pranzo. La mamma aveva cucinato la polenta con un sugo molto ricco di carne e funghi e tanti buoni dolcetti.

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Questa foto è stata scattata da me a gennaio scorso, con la macchina fotografica dei miei genitori e ritrae il babbo, Fabio, mentre sta andando verso l’ingresso dell’autostrada dove lui fa servizio.

In questa foto vediamo un campo medio di scorcio che ritrae la volante della Polizia presa in posizione inclinata e il babbo che sta salendo in macchina. Il babbo, che è il soggetto principale, si trova sulla destra della macchina ed è fotografato a figura intera. La luce è naturale e nella parte anteriore della macchina è più intensa.

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La foto l’ho scattata con la macchina fotografica che mi è stata regalata per la Comunione. In questa immagine è ritratto in piano americano Francesco che è il mio fratellino, mentre aiuta la mamma a spalmare la maionese su un panino da riempire con l’hamburger.

La foto è stata scattata nella cucina di casa mia e il soggetto principale è a destra e appare con una espressione del viso molto concentrata. La faccia di Francesco è un po’ in ombra, mentre la luce artificiale illumina bene il piano da lavoro.

Foto a tema libero, piani e campi

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Questa foto è stata scattata da me con il telefono del babbo, nel mese di gennaio 2020. Quel giorno scendevo da Orvieto centro per andare a casa, ritrae il Parco dei Laghetti e una parte di Ciconia. In questa foto troviamo un campo lunghissimo, dove nel primo piano dell’inquadratura vediamo i laghetti, poi ci sono le abitazioni tra cui si vede anche casa mia e nello sfondo si nota l’ospedale di orvieto e la vegetazione. La luce in questa foto è naturale, ma visto che l’ho scattata in una bella giornata è abbastanza intensa.

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Questa foto è stata scattata da me, nel giardino vicino casa mia. Ci troviamo di fronte a un primo piano di un gatto, ritratto integralmente, che gironzola sempre nelle vicinanze di casa mia. Il soggetto principale è proprio al centro e sembra essersi messo in posa per farsi fotografare. La luce è naturale, però il gatto sul suo corpo presenta fasce di ombra alternate a una limpida luce del sole. Un bel contrasto di luci e ombre.

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Questa foto l’ho scattata nella mia cameretta e di mio fratello Francesco. La foto è ritratta in un campo medio e ci mostra figure e elementi riconoscibili. La luce è artificiale.

Riflessione sui lavori dei miei familiari

Il lavoro che faceva la mia mamma, prima che io nascessi, ossia gestire un bar, mi piace come lavoro perché si vendono tante cose buone come la cioccolata e i gelati e poi si conosce tanta gente. Però, anche se posso sembrare egoista, sono contento che ha smesso di fare questo lavoro per fare la casalinga, perché la mamma mi racconta che quando lavorava al bar era per tutto il giorno fuori casa e nei giorni festivi doveva lavorare ancora di più. Invece ora anche se è molto impegnata ad accudire i nonni ed un suo zio malato, trascorre molto tempo con me e mio fratello e spende molto tempo anche in cucina per preparare per tutta la famiglia cose buone e genuine, cosa che non avrebbe potuto fare se ancora lavorava.

Il lavoro del mio babbo invece, cioè controllare il traffico e le persone, mi piace molto perché ogni giorno lui è di aiuto a tante persone inoltre, può incontrare e fare tante esperienze diverse, anche se non sempre piacevoli. Mi dispiace deludere la mia mamma che mi dice che quando sarò grande vorrebbe riprendere la sua attività con il mio aiuto, ma io sinceramente non sono d’accordo. Lei vorrebbe tornare a lavorare nel bar. Io non ho ancora le idee molto chiare, ma forse da grande mi piacerebbe fare l’ingegnere meccanico.