Appena in tempo… il terzo ciclo di laboratori a Orvieto!

Eccoci al nostro terzo incontro con le scuole di Orvieto! Giusto un anno fa il nostro progetto qui ad Orvieto aveva inizio :)!Gli ultimi laboratori si sono svolti tra il 2 e il 3 marzo, nelle classi V A e V B di Ciconia e V A e V B di Sferracavallo, quindi nella II media di Ciconia.

Sono stati molto proficui e divertenti.
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I bambini hanno raccolto e organizzato in album/diari fotografici e testuali, arricchiti di disegni e decorazioni personali, tanto materiale di famiglia: foto, interviste trascritte, testimonianze, ricordi, riflessioni personali.
Il tema principale è quello del lavoro dei propri famigliari, come abbiamo illustrato nei precedenti report. Nelle due quinte elementari di Ciconia ogni alunno ha anche condiviso il proprio racconto e le proprie riflessioni con immagini in google drive e, a mano a mano, sono pubblicati sul sito in singoli post (lavori della V A e lavori della V B). I diari fotografici invece saranno digitalizzati e inseriti successivamente sul sito, oltre ad essere esposti in una mostra dedicata ai mestieri e alle professioni delle famiglie di Orvieto.
Ogni classe ha avuto un personale approccio al tema del racconto del lavoro dei propri famigliari, come già rilevato nel report precedente.
In una classe si sono concentrati maggiormente nella narrazione in forma di articolo.
In un’altra hanno arricchito i loro testi con disegni, mentre in una classe si sono impegnati nella realizzazione anche di audio e videointerviste.
Nella II media si sono cimentati direttamente con l’utilizzo del computer e ogni ragazzo ha iniziato a costruire il proprio power point, cercando di familiarizzare con questo formato finora mai utilizzato dalla maggior parte degli studenti.
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Durante i laboratori ci sono stati momenti ludici e al tempo stesso di approfondimento delle reciproche conoscenze delle storie di famiglia e del modo di rappresentarle con le immagini.
Il senso di comunità, di amicizia, di solidarietà si è rafforzato, insieme alla maggiore consapevolezza della complessità del mondo del lavoro.
In diversi casi i ragazzi sono venuti a conoscenza per la prima volta delle storie e del lavoro dei propri nonni o bisnonni. Toccanti, in alcuni casi, i punti di vista dei bambini sul senso di mancanza soprattutto dei padri che svolgono lavori che li costringono spesso per più giorni lontani da casa e dalla famiglia.
La tenerezza dei bambini e il loro affetto ed entusiasmo sia tra di loro sia verso le maestre e perfino nei confronti di noi operatrici culturali ha avuto diversi momenti di espressione che hanno sorpreso con gioia noi adulti!

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Durante i laboratori sono state prese alcune decisioni con i ragazzi e le insegnanti per l’organizzazione delle giornate di presentazione dei lavori svolti.
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Gli album/diari di tutti gli studenti saranno esposti in due sedi differenti. Quelli delle elementari di Ciconia presso il Palazzo del Popolo di Orvieto il 14 maggio, con l’adesione del Comune. Mentre i lavori delle altre classi saranno presentati il 15 maggio nella sede della biblioteca Luigi Fumi di Orvieto centro. In entrambe le sedi le insegnanti stesse presenteranno l’esperienza di Cinefotoeduca e saranno presenti le famiglie dei ragazzi.
Si prevede anche la proiezione di alcune videointerviste, la navigazione/esplorazione del sito del progetto e la realizzazione di cartelloni con in mostra una selezione di fotografie organizzate per tipologie di lavoro.
Nel frattempo saranno ultimati i lavori, digitalizzati e pubblicati anche sul sito.
Grazie a tutti e a presto!
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I laboratori della I e della II E – SMS Viale delle Acacie, Napoli. Riflessioni di metodo della prof.ssa Valeria De Laurentiis

I laboratori che sto portando avanti nelle mie classi, 1 e 2 E della scuola media Viale delle Acacie di Napoli, nascono dall’intenzione di lavorare sull’acquisizione di strumenti di produzione, analisi, decodifica, interpretazione e riutilizzo delle fonti visive, in particolare fotografiche.

Non sono nuova a questo genere di lavoro perché per due anni nella mia scuola si è svolta un’attività di formazione, e insieme di didattica nelle classi, con Letizia Cortini che è confluita nella realizzazione del sito web Sguardi e storie. Immaginare storie e ricostruire memorie a scuola

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Una riflessione per iniziare

Sulla scorta della formazione degli anni precedenti e di una sperimentazione che ho avuto la possibilità di seguire per il Progetto Cinefotoeduca, gestito dall’Istituto Luce – Luce per la didattica, in particolare da Patrizia Cacciani in collaborazione con Letizia Cortini, prima ancora di lavorare alla costruzione di narrazioni storiche ricorrendo agli archivi di famiglia, pur non escludendo degli affondi in questa direzione, mi sono convinta dell’utilità di fornire ai ragazzi strumenti per diventare produttori e fruitori consapevoli di immagini. Ho pensato che, rispetto alla durata del ciclo delle scuole medie, i primi due anni possono essere il momento giusto per mettere le basi e costruire un nuovo “sguardo” sulle fonti visive. Mi ha ispirato per il lavoro di quest’anno anche la lettura di un famoso testo di Susan Sontag, Sulla fotografia, Einaudi 1978, che mi ha accompagnato nelle mie riflessioni.

Mi interessava innanzi tutto di vedere i ragazzi in azione come produttori di immagini, o registi nella scelta di immagini prodotte da altri.

Scattano migliaia di foto nella loro vita quotidiana, ma spesso con nessuna attenzione al mezzo che utilizzano e al suo linguaggio specifico; l’impressione è che utilizzino gli scatti come segni, grafemi di pixel, di un linguaggio nuovo, istantaneo, sintetico, destinato al consumo immediato. Altre volte usano le immagini per testimoniare una presenza o per prendere possesso di una realtà che stanno vivendo. Non concepiscono quasi mai la foto come ricordo relativo ad un’occasione, una celebrazione e nel senso tradizionale del termine, sono pochi anche gli adulti di famiglia che assumono questo compito. Insomma a me sembra che le funzioni attribuite alle immagini private siano quasi del tutto scomparse nel nostro mondo “liquido”. Certo sulla quantità ha influito molto la velocità e la facilità, prima con la macchina digitale poi con gli smartphone, con cui è possibile produrre scatti che sono diventati segni di comunicazione di un linguaggio di cui però non conosciamo la grammatica: parliamo una lingua sconosciuta che abbiamo appreso un po’ dovunque, attingendo da un immaginario sempre più complesso. La pubblicità, l’arte, il web, la televisione, il cinema, sono potenti vettori di un motore più profondo da ricercare nella nostra economia legata alla logica dei consumi, come già notava Susan Sontag (Sulla fotografia, Einaudi 1978, pag 154-155).

La libertà di consumare una pluralità di immagini e di beni viene identificata con la libertà tout court. Il restringere la libera scelta politica al libero consumo economico esige che la produzione e il consumo di immagini siano illimitati. L’ultima ragione del bisogno di fotografare tutto è nella logica stessa dei consumi”.

Più consumo e brucio, più ho necessità di reintegrare.

I protagonisti dei laboratori

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I temi dei laboratori

Sono partita da una riflessione ancora della Sontag (ib. p. 22):

La suprema saggezza dell’immagine fotografica consiste nel dire: “Questa è la superficie. Pensa adesso- o meglio intuisci- che cosa c’è di là da essa, che cosa deve essere la realtà se questo è il suo aspetto” Le fotografie, che in quanto tali non possono spiegare niente, sono inviti inesauribili alla deduzione, alla speculazione, alla fantasia

Volevo rendere i ragazzi consapevoli della potenza, a saperle guardare, delle immagini e mi è sembrato un buon inizio farne scattare di propria iniziativa per sperimentare le infinite possibilità di immortalare ciò che si para davanti ai nostri occhi e la scelta che ogni volta, nolenti o volenti, facciamo.

Nella prima fase abbiamo esplorato insieme le risorse dei due siti web, Sguardi e storie e Cinefotoeduca, sul linguaggio fotografico e del cinema. Sono guide ricche di esempi per cominciare ad affinare lo sguardo e districarsi tra campi, inquadrature, luce, colore e anche, per i docenti, con una parte teorica che fornisce tanti spunti di riflessione sull’uso delle fonti visive e sul loro contributo alla didattica non solo della storia contemporanea.

Poi ho dato le consegne: gli alunni di prima sono stati incaricati di documentare le loro vacanze natalizie; quelli di seconda (che avevano già sperimentato l’anno scorso) sono stati impegnati sul tema del ritratto. In principio avevo pensato a ritratti di persone di famiglia o amici – e infatti questi materiali sono raccolti per un ulteriore sviluppo – ma poi è venuta l’idea di dare la possibilità ai ragazzi di farsi dei ritratti in classe.

La fase di gestazione è stata lunga e piena di tribolazioni perché ci vuole una gran pazienza per far lavorare i ragazzi.

 Come scattano i ragazzi

Propongo qui alcuni scatti dei ragazzi della Prima E, non inclusi nei lavori finali, perché insieme a quelli offrano un’idea di cosa guardano i ragazzi, come lo guardano e cosa scelgono di fotografare

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Per la Seconda E invece propongo delle foto che ho scattato guardandoli mentre si organizzavano per i loro ritratti di classe

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Raccogliere e archiviare

Questo tipo di lavoro introduce anche all’acquisizione di un metodo: non basta scattare, occorre scaricare le immagini, archiviarle. Per lavorare in classe, da tre anni utilizzo uno spazio on line gratuito per l’archiviazione e la condivisione dei materiali. Si tratta quindi di mostrare ai ragazzi come si fa a creare una propria cartella, a condividerla, a caricare immagini e testi. Possono sembrare operazioni scontate ma non lo sono.

Da parte dei ragazzi la produzione e la fruizione delle immagini si limitano, in genere, all’istante dello scatto e all’archiviazione automatica nella galleria degli smartphone dove vanno incontro ad un destino di accumulazione in attesa di una sparizione fortuita (per mancanza di spazio nel dispositivo, per un incidente tecnologico o il cambio dell’apparecchio) o di stasi improduttiva. Qui si propone invece un nuovo approccio all’immagine che diventa “oggetto” da utilizzare in operazioni successive con cui rendere conto del perché sono state scattate, cosa esprimono e documentano; anche se non vogliamo stamparle, è opportuno che le archiviamo, ci rendiamo conto del loro formato (jpg? raw? Heic? Ping?), le datiamo preparandoci al lavoro dell’anno prossimo in cui sarà richiesta una vera e propria schedatura. È strano come questi ragazzi, che maneggiano tecnologia avanzata da piccolissimi, non siano interessati agli strumenti, ai passaggi necessari per realizzare un progetto. Utilizzano solo gli smartphone e il pc, con i suoi programmi, è un mistero per i più; hanno una grande abilità a districarsi sui piccoli schermi ma si limitano alle operazioni intuitive e veloci e sono interessati principalmente alla possibilità di eterna connessione che si offre loro attraverso i social. La definizione di “nativi digitali” scopre il suo punto debole: familiarità nell’uso del touch, nello “smanettare” superficiale non significa acquisizione di un metodo che la tecnologia invece impone.

Scegliere

È venuto poi il momento della scelta degli scatti. È un’altra operazione importante perché credo che nella scelta si comincino a tastare con mano il potere e il fascino dell’immagine fotografica. È qui che prendono forma l’intenzione narrativa, la meraviglia delle scoperte, la motivazione delle esclusioni, i dettagli sfuggiti, i particolari svelati.

La scelta offre l’occasione, insondata il più delle volte, di estrarre dal flusso continuo di scatti, pezzetti di realtà delimitati da un’inquadratura a cui conferire un senso. Non è questo il primo passo per orientarsi nell’indiscriminato flusso di immagini che ci avvolge?

Le foto le abbiamo osservate e commentate insieme, ciascuno suggerendo “visioni” diverse, rintracciando le intenzioni, ricordando le occasioni che hanno dato vita allo scatto.

Scrivere con le fotografie

Siamo passati poi a quella che definirei una “scrittura fotografica”, un’operazione con cui “cominciare a vedere nella realtà stessa una sorta di scrittura che deve essere decodificata, nello stesso modo in cui erano state inizialmente paragonate alla scrittura anche le immagini fotografiche” (Susan Sontang, Il mondo dell’immagine, pag 137 che ricorda come Niepce chiamò le sue lastre eliografie, scritture solari; Fox Talbot definì la macchina fotografica “la matita della natura”).

Come ho già osservato (in Da Sguardi e storie a Fotoeduca. Appunti per la didattica delle fonti audiovisive, 7 maggio 2019), questo tipo di scrittura si snoda parallelo all’immagine e non se ne serve come di un’illustrazione: la foto ne fa parte con il suo linguaggio specifico che rende espressiva la visione, nel caso dei nostri laboratori, nello spazio della vita privata o quotidiana.

I ragazzi hanno scritto i testi in completa autonomia e dopo averli caricati sul drive con le immagini scelte, li abbiamo rivisti insieme e nuovamente commentati. È iniziata così la fase forse più interessante in cui, commentando gli scritti, osservando nuovamente, accogliendo i suggerimenti di tutti, a me pare che si costruisca uno spirito critico, ci sia un’evoluzione nella consapevolezza anche scoprendo o ritrovando aspetti latenti. Qui, soprattutto, si esercita il mio ruolo di guida e facilitatrice quando riesco a proporre ai ragazzi aperture su altri campi che ampliano la loro capacità di visione.

Propongo un elenco degli spunti di riflessione emersi dalla revisione collettiva dei testi.

Per il laboratorio di documentazione delle vacanze natalizie:

  • come dall’insieme di scatti scelti traspaia il “colore”, il “tono” di quel nucleo familiare
  • il caso (ma esiste il caso?) che disvela un’intenzione nascosta
  • il valore delle tradizioni
  • il culto del selfie e il suo ruolo nella comunicazione
  • la capacità delle immagini di rappresentare l’affettività
  • vedere il tempo che passa attraverso le foto

Per il laboratorio Ritratti in classe:

  • l’uso teatrale della fotografia ovvero la messa in scena
  • lo scatto studiato in cui affiorano vecchi e nuovi immaginari
  • il messaggio del selfie
  • la motivazione profonda di gesti e pose suggeriti dal web
  • l’aspetto normativo relativo alle immagini
  • il tentativo di rappresentare l’impalpabile
  • cercare foto della vita scolastica negli archivi di famiglia

I ragazzi hanno quindi prodotto spesso una seconda stesura dei testi in base ai suggerimenti scaturiti, qualcuno con il mio aiuto. Poi ho montato i lavori di ciascuno utilizzando il modello per la documentazione proposto dal sito di Cinefotoeduca, con schede appositamente preparate.

Ogni volta – nonostante i momenti in cui devo insistere, richiamare all’impegno, aspettare, ripetere le consegne- alla fine mi stupisco e mi intenerisco di fronte allo sforzo dei ragazzi di seguirmi nelle “avventure” che propongo e mi sento grata alle famiglie che mi sostengono ed accettano di condividere scatti dei loro figli, di persone di famiglia, della loro vita privata.

Eccoci a Roma, nella V A, Luigi Settembrini

Cinefotoeduca, dopo i numerosi incontri a Roma con gli insegnanti della scuola elementare Gianturco, dell’Istituto comprensivo Visconti, nel corso del 2019, ha iniziato i laboratori con la classe V B del plesso Luigi Settembrini. La sede della scuola, in un antico palazzo romano del Seicento, è davvero unica: a due passi dalla Fontana di Trevi.

Con la maestra Marina e gli effervescenti bambini si è partiti alla scoperta degli elementi di base del linguaggio fotografico.

I bambini hanno letto e commentato le dispense sui piani e sui campi e si è riflettuto insieme sull’inquadratura. Ed è stato subito GIOCO!!!

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Bellissime e davvero creative le inquadrature realizzate dai ragazzi, che non finiscono mai di stupire!

Muniti di forbici e colle i ragazzi hanno poi visionato e scelto fotografie di generi differenti da riproduzioni portate appositamente dallo staff di Cinefotoeduca, o da riviste reperite a casa. Ognuno di loro ha individuato inquadrature di piani e campi differenti, componendo il proprio collage, con testi e immagini e descrizione delle fotografie.

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Ne è emerso un quadro dei soggetti preferiti dai ragazzi, soprattutto animali, paesaggi, oggetti legati al cibo e all’alimentazione, o al vestiario.

L’esercizio è stato ideato anche per parlare di generi fotografici, invitando i ragazzi a riconoscerli: dalla fotografia di moda, a quella di reportage, da quella sportiva a quella di costume e spettacolo, alla foto di cronaca.

Sorprende sempre constatare con quanta facilità i bambini, a volte più degli adulti, assorbano e intuiscano, imparino a riconoscere e a decodificare il linguaggio delle immagini e saperlo usare in modo più consapevole!

Bravi ragazzi! 

Laboratori in Luce a Orvieto!

Dopo gli incontri formativi a Orvieto, rivolti agli insegnanti, sono partiti i primi laboratori nelle quinte elementari e seconda media a Ciconia e a Sferracavallo, insieme alle insegnanti Luisa, Sabrina, Silvia, Simona, Claudia e Patrizia.

Il 13 e il 14 gennaio abbiamo iniziato un percorso denso e impegnativo, insieme ai ragazzi nelle classi, che qui cerchiamo di restituire a partire da un un omaggio a Federico Fellini, nel centenario della sua nascita, rappresentato dal ragazzo che appare spesso nelle illustrazioni della Guida pubblicata sul sito.

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Sono state giornate intense, ma al tempo stesso serene e proficue. Questi bambini, ma crediamo tutti i bambini… sono meravigliosi: per loro, insegnanti, operatori culturali come noi, genitori stessi, sembrano (sembriamo) non avere età. Pur nel rispetto che mostrano nei confronti degli adulti, la disposizione dei loro animi è quella di lavorare insieme con fiducia, alla pari, con gioia e divertimento e… viceversa. Anche gli adolescenti, con le loro inquietudini, hanno mostrato coraggio nel voler partecipare al progetto e nel mettersi in gioco, in una età in cui si ha più difficoltà ad accettarsi, quindi a sperimentare linguaggi diversi, per rappresentarsi e rappresentare il mondo, con impegno e consapevolezza.

Per tutte e cinque le classi si è seguito lo stesso programma di massima. Dopo la conoscenza iniziale reciproca, tra i ragazzi e le sottoscritte, introdotta dalle insegnanti che avevano già preparato i ragazzi a questi incontri, illustrando il progetto anche alle loro famiglie, si è svolta una prima chiacchierata sul cinema e la fotografia come espressioni e mezzi di conoscenza della realtà, e sui loro linguaggi.

Si è parlato del rapporto tra letteratura e cinema, partendo da alcune considerazioni sul film più visto al cinema dai bambini durante le festività, Pinocchio di Matteo Garrone. E’ stato interessante commentare le diverse percezioni trasmesse dal Pinocchio di Garrone, rispetto al racconto del romanzo di Collodi, che i bambini hanno letto o che è stato loro letto dai genitori o dai nonni. Ci si è potuti soffermare sulla scelta autoriale diversa tra il film di Pinocchio della Disney, di animazione, quello di Comencini e di Benigni e infine di Garrone. Ad ognuno il suo Pinocchio! Così per la fotografia… ad ognuno il suo punto di vista nel guardare, fotografare, mostrare frammenti del proprio mondo e della propria visione del mondo …

Si è passati quindi alla lettura delle dispense predisposte per la comprensione del concetto di inquadratura, quindi di spazio e tempo nella cornice ideale selezionata dal proprio sguardo attraverso un obiettivo. Si è ragionato sull’operazione di inclusione ed esclusione al suo interno, sulla scelta dei piani, dei campi, della luce, dei dettagli, particolari, dell’angolazione, infine sulla messa in scena.

Poi i bambini e i ragazzi si sono letteralmente scatenati, grazie ai dispositivi mobili che alcuni genitori hanno loro lasciato, nell’esercizio di documentare e provare a sperimentare i propri sguardi e la propria sensibilità nel ritrarre la classe, i compagni, altro…

Alcuni scatti dei bambini della V A di Orvieto Montecchio – Ciconia

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Come ormai sappiamo, quasi sempre i loro sguardi riservano sorprese!

Ecco altre fotografie scattate dai bambini…. dai campi medi ai ritratti dei propri compagni e amici.

Alcune fotografie dei bambini della V B di Orvieto Montecchio – Ciconia

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Altre immagini, in questo caso dei bambini della V B di Orvieto Baschi – Sferracavallo

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Altre foto realizzate dai bambini della V A di Orvieto Baschi – Sferracavallo

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In ultimo, le fotografie dei ragazzi della scuola media II A di Orvieto Montecchi – Ciconia

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Le immagini sono state commentate insieme, con qualche risata e riflessione in più sul modo più efficace per esprimere i propri punti di vista inquadrando.

L’esercizio successivo ha visto gli alunni misurarsi con la consultazione di riviste di ogni tipologia dedicate a soggetti diversi (cronaca, costume, politica, moda, ambiente e natura, animali, viaggi, persino carabinieri e polizia). Scambiandosi anche i periodici i bambini li hanno sfogliati incuriositi, mostrandosi a vicenda immagini e articoli, per poi scegliere fotografie stampate, ritagliarle, incollarle su dispense preparate ad hoc per ciascuno, quindi descriverle dal punto di vista del linguaggio (ovvero il tipo di inquadratura e la disposizione di quanto rappresentato).

Ed ecco alcune fotografie dei ragazzi al lavoro!

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E’ stato loro chiesto di aggiungere anche delle riflessioni personali, soprattutto sul contenuto delle immagini scelte e sul motivo dell’interesse suscitato in loro. Inoltre sono stati invitati a incollare le immagini sui fogli a disposizione e a fare attenzione anche alla composizione, suggerendo la creazione di collage artistici, oltre di documentazione. Anche in questo caso non sono mancate sorprese. Quasi tutti hanno scelto fotografie su temi specifici. I principali argomenti e testi da loro selezionati: animali, paesaggi e natura, problema dell’inquinamento della Terra, moda, paesaggi urbani, bambini, sport, militari…. La sensibilità e l’attenzione, la profondità dello sguardo dei ragazzi su alcune questioni particolarmente complesse del nostro presente è la conferma di quanto siano attenti e consapevoli… A volte più responsabili e saggi degli adulti! Molti di loro hanno realizzato delle piccole fotoinchieste! Usando e riusando, creando nuove narrazioni con le fotografie ritagliate da giornali diversi. Una bambina dopo aver scelto fotografie di animali sofferenti, per denunciare i maltrattamenti ingiustificati che gli uomini infliggono loro, si è commossa, circondata subito dai compagni che hanno voluto consolarla…. Alcuni bambini hanno anche commentato le fotografie con disegni a libera interpretazione del soggetto rappresentato!

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Questo esercizio è stato ultimato dai più. Le maestre raccoglieranno nei prossimi giorni tutti i “componimenti” dei ragazzi, che saranno mostrati e commentati al prossimo incontro.

Una parte degli incontri è stata dedicata alla discussione sulla scelta del percorso didattico successivo. Tutte le insegnanti e i bambini stessi sono stati d’accordo nel lavorare sulla storia del lavoro nelle famiglie, a partire da quello svolto dai propri genitori, quindi dai nonni ed eventualmente dai bisnonni, ma anche da fratelli e sorelle più grandi, zii e cugini. Sono state date indicazioni metodologiche ai ragazzi per la produzione di documentazione fotografica, ma anche, se volessero, di brevi video sui mestieri e le professioni dei genitori e dei nonni.

Sono stati spiegati i principali movimenti di macchina e gli accorgimenti da tener presenti per evitare inquadrature mosse, sfocate, buie, sovraesposte.

Altri suggerimenti hanno riguardato la raccolta di fotografie di famiglia, a partire dalle più antiche, che mostrino propri famigliari in un contesto lavorativo. Due le schede che gli insegnanti potranno fare utilizzare ai ragazzi:

Sono state date indicazioni su come conservare le foto stampate e gli eventuali negativi e su come prenderle e “trattarle”.

È stato fatto cenno alla storia del cinema delle origini con le caratteristiche dei primi film, a cui ispirarsi per eventuali messe in scena a inquadratura fissa in caso di realizzazione di brevi video interviste ai famigliari.

In due classi, le maestre Sabrina e Silvia hanno già avviato una prima indagine esplorativa sul lavoro dei propri genitori, che molti bambini hanno iniziato a descrivere nei loro quaderni con una o più fotografie e brevi testi. E’ stato chiesto un approfondimento a partire dalle indicazioni sopra esposte.

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Nei prossimi incontri che si svolgeranno lunedì e martedì 10 e 11 febbraio 2020 i bambini dovranno portare le foto ed eventuali brevi video. Dovranno inoltre raccogliere informazioni e testimonianze sulle scelte lavorative e gli studi svolti dai famigliari, ma anche su come tali scelte abbiano influito all’interno dei rapporti tra madri e padri e figli.

Le foto a mano a mano realizzate e raccolte potranno essere inviate alle insegnanti che provvederanno anche a stamparle, prima del prossimo incontro.

Durante i laboratori di febbraio, con i materiali dei ragazzi si procederà alla realizzazione di un diario con immagini fotografiche, testi scritti, anche disegni, con commenti e racconti dei ragazzi. Centrale sarà la restituzione delle rappresentazioni e degli immaginari sui lavori e i mestieri dei propri cari, attraverso soprattutto le immagini.

Trattandosi di circa un centinaio di alunni e di almeno una coppia di famigliari per ciascun bambino, potrebbe emergere un campione di mestieri e professioni significativo nel territorio di Orvieto, oggi e ieri, con una riflessione generale sull’evoluzione e le trasformazioni del lavoro nella comunità orvietana. In base alle tipologie di mestieri e professioni eventualmente emergenti, si potrebbe pensare anche alla realizzazione di un Diario dei mestieri unico per le classi che partecipano a questo progetto.

Grazie alle bravissime insegnanti e ai cari ragazzi, grazie alle maestre che hanno partecipato per ora solo agli incontri di formazione e un grazie speciale a Teresa, bibliotecaria e principale promotrice di questo progetto, partito dalla Nuova Biblioteca Luigi Fumi di Orvieto, unica per i patrimoni conservati e bellissima!

Buon lavoro a tutti!

Teresa con Patrizia e Letizia nella galleria della collezione di dipinti della Biblioteca Luigi Fumi, gennaio 2020

Ritratti in classe!

I ragazzi della II E della scuola media Viale delle Acacie a Napoli, seguiti dalla professoressa Valeria De Laurentiis, dopo una educazione di base ai linguaggi filmici e fotografici, hanno sperimentato la foto ritratto. Ognuno di loro ha scelto un compagno o più compagni, organizzando una messa in scena e rappresentandoli con il proprio punto di vista. Ecco i risultati, in incremento … Bravi!

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Cinema delle origini e storia: inquadrare per comprendere

Ecco un percorso di cinema e storia a partire dai primi film sul Risorgimento. Lo segnaliamo per i bambini delle elementari e della scuola d’istruzione secondaria di I grado. Buona scoperta e buon divertimento a insegnanti e ragazzi!

visioni dalla storia

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Credo sia noto il legame molto stretto tra la nascita del cinema italiano e il suo “uso” per “educare”, finalizzato alla costruzione di una identità nazionale, attraverso la rappresentazione per esempio delle memorie e dei valori patriottici del Risorgimento, naturalmente secondo la sensibilità, le esigenze, le urgenze, i contesti storico-politici e sociali del tempo in cui i film sono stati realizzati. Non è un caso, come sottolinea Carlo Felice Casula che il primo film a soggetto della storia del cinema italiano sia stato La presa di Roma, di Filoteo Alberini del 1905[1]. Aspetti ampiamente ed esaustivamente indagati negli interessanti saggi del volume che accompagna il dvd con due film delle origini, restaurati nel 2005, Da La presa di Roma a Il piccolo garibaldino. Il volume, pubblicato dalla Gangemi nel 2007, è un ottimo strumento per gli insegnanti per comprendere il cinema delle origini come agente di…

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Vicino/Lontano. Continua fino all’ultimo giorno di scuola la sperimentazione di CineFotoEduca con la I E della SMS Viale delle Acacie a Napoli

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Come illustrato in un precedente articolo, in questo primo anno, “Cine Foto Educa ha avuto un’ottima occasione per sperimentare uno dei percorsi laboratoriali proposti nella Guida”.

La professoressa Valeria De Laurentiis ha infatti lavorato “con i suoi ragazzi della I E soprattutto sul  linguaggio fotografico (inquadrature, piani, campi, e relative scelte espressive e comunicative) e sul rapporto tra questo e il linguaggio scritto quindi tra questi e le emozioni e le percezioni dei ragazzi, rispetto al mondo circostante, a partire dalla natura”.

La documentazione fotografica prodotta dai ragazzi durante due visite alla Villa Floridiana a Napoli, ha portato alla realizzazione di alcune pagine dei Diari fotografici (in cui immagini, riflessioni scritte, richiami e link ad altre forme espressive, come la pittura, si potessero integrare).

Nel report precedente, in calce, sono stati pubblicati i lavori realizzati successivamente alla prima visita al parco del Vomero. Nella seconda visita, l’esercizio proposto agli alunni ha avuto un tema preciso: “Vicinanze e Lontananze”, per scoprire, attraverso la scelta delle inquadrature, emozioni e modalità di espressione e rappresentazione del mondo circostante diverse da parte dei ragazzi.

 

 

A seguire, in pdf, i lavori dei ragazzi, a mano a mano in incremento nei prossimi giorni.

Vicinanze e Lontananze, di Alessandro_Resi (pdf)

Vicinanze e Lontananze, di Giulia Pacifico (pdf)

Vicinanze e Lontananze, di Marzia Musto (pdf)

Vicinanze e Lontananze, di Sabrina Purcaro (pdf)

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Vicinanze e Lontananze, di Dario_Laferola (pdf)

Vicinanze e Lontananze, di Francesco_Catalano (pdf)

Vicinanze e Lontananze, di Lorenzo_Guarini (pdf)

Vicinanze e Lontananze, di Viola_Punzo (pdf)

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Vicinanze e Lontananze, di Giorgia De Marco (pdf)

Vicinanze e Lontananze, di Marina Planeta (pdf)

Vicinanze e Lontananze, di Michela Arena (pdf)

Vicinanze e Lontananze, di Nicole Berbery (pdf)

Ed ecco, a conclusione dell’anno scolastico, i meravigliosi ragazzi della I E con la loro professoressa Valeria, che si confonde tra loro :).

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Le fotografie inserite nell’articolo sono tratte da alcuni lavori dei ragazzi della I E. Scoprite gli autori e i loro diari fotografici in pdf.

Bambini nel tempo

Salve ragazzi!

In questo viaggio nel tempo vi proponiamo un incontro ravvicinato con diversi bambini fotografati in periodi differenti. Bambini che, come noterete, sono fotografati insieme a fratelli e sorelle, con madri e padri, con amici, con compagni a scuola, con adulti. Molti di loro indossano abiti particolari e hanno modi diversi di guardare verso la macchina fotografica. Nelle prime foto vi accorgerete che ci sono delle strane figure, insieme ai piccoli, nascoste da veli o abiti. Si tratta delle loro madri “invisibili”. In alcuni casi erano fotografati solo i bambini per conservare il loro ricordo. In quel periodo ci voleva molto più tempo di oggi per catturare l’immagine e i bambini faticavano a rimanere fermi. Le mamme “nascoste” li aiutavano a non perdere l’equilibrio, li tenevano in braccio, o li sorreggevano.

Aprite la dispensa che vi alleghiamo, a seguire, sotto l’immagine 

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Dopo aver guardato con attenzione le slide e le fotografie, rispondete alle domande che seguono usando i fogli di un vostro quaderno. Naturalmente potrete essere aiutati dagli insegnanti, dai vostri famigliari e da noi!

Saremo poi lieti di pubblicare i vostri lavori su questo sito.

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