Bambini di Roma e Covid-19, Caterina

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Questa foto è stata scattata il 18 marzo 2020. L’ha scattata mio padre di nascosto: ci sono io in campo medio mentre sto facendo lezione online durante la mia prima video chat con le maestre.

Sullo sfondo c’è la mia camera, erano le dieci di mattina. L’immagine è nitida, credo che mio padre volesse immortalare questo momento così particolare. Questa foto racconta la situazione che stiamo vivendo in questo periodo; sono sicura che questa foto mi farà ricordare questo strano momento durante il quale pensavo che quello fosse un modo nuovo di fare lezione. Penso che mio padre l’abbia scattata con divertimento ma anche un po’ di dispiacere.

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Questa foto è stata scattata il 21 marzo 2020. L’ho scattata io, c’è la mia maestra che tiene in braccio il suo gatto, sono in primo piano. Sullo sfondo c’è il muro della casa della mia maestra e i miei compagni di classe. Ho scattato la foto verso le dodici. L’immagine è nitida.

Ho scattato questa foto sia perché è presente il suo gatto, ma anche perché volevo ricordarmi di quel momento così strano. La foto racconta l’amore della mia maestra per i gatti, ma anche che non era mai capitato un evento così strano da farci saltare la scuola. Ho scattato questa foto con felicità e divertimento.

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Questa foto è stata scattata il 13 marzo 2020. L’ha scattata mio padre, siamo noi in primo piano dietro di noi ci sono due palazzi. Mio padre ha scattato questa foto alle dieci e ventiquattro. L’immagine è nitida, io e mio padre abbiamo scelto di scattare questa foto che rappresenta le misure che bisogna prendere di questi tempi. Abbiamo scattato la foto con entusiasmo e anche con un po’ di fretta perché dovevamo tornare a casa.

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V A Plesso Settembrini, Istituto comprensivo Ennio Quirino Visconti, Roma, Professoressa Marina Esposito

Bambini di Roma ed emergenza Covid 19, Nicolas

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Questa foto è stata scattata da me il 5 Aprile 2020. Rappresenta una città di lego in quarantena. E’ messa in primo piano di mattina ed è nidita.

Ho scelto questa foto perché è un modellino  che rappresenta la situazione in Italia. Quando la stavo scattando mi sembrava tutto normale ma quando ho notato che c’era solo la polizia e i carcerati ho pensato che questa città fosse un po’ triste.

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La foto è stata scattata il 27 Marzo 2020 ore13:03, qui in Polonia dove mi trovo dal 20 di Febbraio.

Scattata da me, rappresenta questo uccello calmo che per strada mangia una noce.

E’ stata scattata di mattina ed è nitida.

Ho scelto questa foto perché mi sembrava strano vedere un uccello così per strada  perché di solito volano via ma questo invece no. Probabilmente è successo perché c’erano poche persone per strada( solo io e mia madre).

Mi ha fatto pensare a un momento unico e fantastico.

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La foto è stata scattata da me il 21 Marzo 2020 ore 13:06

La foto rappresenta questo scoiattolo e l’albero su cui si trova. Normalmente in questi mesi starei a Roma ma, per colpa del coronavirus (covid-19 sars-cov 2) sono rimasto in Polonia.

E’ un campo medio anche se ravvicinato con lo zoom della telecamera.

E’ stata scattata un’ora dopo mezzogiorno è nitida.

E’ stato molto bello vedere uno scoiattolo, mi ha fatto pensare che fosse estate anche se non lo era.

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V A Plesso Settembrini, Istituto comprensivo Ennio Quirino Visconti, Roma, Professoressa Marina Esposito

Sguardi e storie al tempo del Covid-19

Cinefotoeduca ha pubblicato diversi racconti e fotografie di ragazzi delle scuole medie ed elementari di Napoli e Roma. Grazie alla collaborazione virtuosa con il progetto Sguardi e Storie, al quale Luce per la Didattica ha dato il patrocinio, oltre a promuoverlo, insieme è stato rivolto l’invito a documentare questo periodo anche alle famiglie e agli adulti.

In questo articolo, oltre i link, in incremento, ai lavori degli alunni, troverete quelli a racconti e testi di insegnanti, scrittori, operatori culturali. Persone che ruotano intorno al mondo della scuola, che hanno voluto mettersi in gioco con il loro contributo personale, tra pubblico e privato. Li ringraziamo.

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Ragazzi di Napoli ed emergenza Covid-19: sguardi e sentimenti della II A, SMS Viale delle Acacie, marzo-aprile 2020

 

 

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Ragazzi di Napoli ed emergenza Covid-19: sguardi e sentimenti della III A, SMS Viale delle Acacie, marzo-aprile 2020

 

 

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Napoli al tempo del Covid-19, professoressa Antonietta Gioia, SMS Viale delle Acacie, marzo-aprile 2020

 

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Napoli al tempo del Covid-19, marzo-aprile 2020, professoressa Valeria De Laurentiis, SMS Viale delle Acacie, marzo-aprile 2020

 

 

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Raccontare con la fotografia una giornata al tempo del Coronavirus, di Marianna Lembo, fotografa, aprile 2020

 

 

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Al Rigo al tempo del Covid-19, l’Album di Emilia, scrittrice, marzo-aprile 2020

 

 

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A Napoli, marzo-maggio 2020, l’Album di Letizia Cortini, operatrice culturale, marzo-maggio 2020

 

 

 

 

Ragazzi di Napoli ed emergenza Covid-19: sguardi e sentimenti della III A

Sono la professoressa Antonietta Gioia. Con questo progetto, che ha coinvolto due delle mie classi di quest’anno, la II A (qui il link anche ai loro lavori) e la III A, ho avuto la possibilità di dare agli studenti l’opportunità di riflettere su questo momento difficile, attraverso “un click” e a me di fare riflessioni personali.  Grazie ragazzi!

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I ragazzi della III A della scuola media Viale delle Acacie di Napoli, professoressa Antonietta Gioia

Documentare la convivialità, di Antonietta Gioia

Mi chiamo Antonietta Gioia e insegno alla Scuola media statale Viale delle Acacie a Napoli. Da due anni partecipo, con la scuola media statale Viale delle Acacie a Napoli, al progetto Sguardi e Storie, promosso anche da Luce per la didattica.

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Nella foto, della collega Valeria De Laurentiis, sono con le altre insegnanti, all’inizio dell’anno scolastico attuale, e sto sorridendo mentre guardo in macchina.

Nell’anno scolastico 2019-2020 ho deciso di partecipare con la classe II A anche al progetto Cinefotoeduca con l’intento di avvicinare gli alunni ad uno studio più attento e ad un uso più consapevole delle fonti fotografiche. In particolare, mi riferisco alle fotografie che i ragazzi scattano a volte in modo compulsivo, quasi inconsapevolmente e che il più delle volte archiviano senza neppure una catalogazione per soggetto. Sicuramente a queste generazioni sono lontani gli album fotografici di famiglia e cosi la stampa della fotografia  analogica, fotoricordo da condividere in famiglia, come momento di gioia, mentre sono consoni a riprodurre immagini ripetitive, spesso molto simili, in serie, di se stessi, dei loro compagni, dei loro beniamini sui social.

Con la classe siamo partiti dalla lettura delle finalità del progetto, realizzato da Luce per la Didattica e dall’archivio storico Luce Cinecittà, che nasce con l’intento di educare le nuove generazioni alle forme e alle espressioni della fotografia nell’ambito delle attività curriculari. Da subito gli alunni hanno mostrato “stupore” nella scoperta dell’uso della foto come testimonianza di un presente storico che è in relazione alle trasformazioni e ai fenomeni sociali del nostro tempo.

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Nei diversi momenti curriculari che hanno costituito lo studio del progetto, i ragazzi hanno mostrato meraviglia anche nel vagliare con uno sguardo diverso la carrellata di centinaia di foto che affollano i loro cellulari , nonché a ri-vedere le diverse pose e/o “mossette”, spesso uguali, che caratterizzano le loro fotografie.

Le stesse inquadrature ritrovate nella gran parte dei dispositivi non sono spiegate dagli alunni, nel senso che non sanno argomentare il motivo per cui le abbiano realizzate, anzi il più delle volte rispondono con “non so spiegare” , “mi piaceva” , “era bella”.

Pian piano si è sviluppato un approccio più critico e riflessivo della fotografia, cui è seguito un uso direi un po’ più disciplinato e consapevole della fotografia, e dello stesso dispositivo, quasi sempre il cellulare, con il fine di capire “ il valore e l’importanza di diventare cittadini attivi e agenti della storia”, attraverso l’esercizio di una “ripresa”, di una attenzione e di una conoscenza della realtà che li circonda, attraverso la scelta dello sguardo fotografico, quindi dell’indagine.

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Successivamente, ho proposto un tema: “la Tavola come momento di condivisione conviviale”, che, forse soprattutto a Napoli, è espressione di stili di vita, del perpetuarsi di tradizioni e costumi, di conferme identitarie e senso di appartenenza. Qui il link ai lavori dei ragazzi sia della mia classe, sia della I E  della collega Valeria De Laurentiis.

Sul tema della tavola come momento aggregante, dunque, come momento per ritrovarsi, in cui condividere modi di stare insieme, di mangiare, di scambio, con altri famigliari e amici si sono cimentati gli studenti. La tavola e i momenti conviviali sono diventati oggetto di documentazione fotografica da parte dei ragazzi, in una messa in scena che ha coinvolto tutti i componenti il gruppo, che si sono riconosciuti nelle fotografie, suggello di quei momenti conviviali.

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Il condividere il cibo, soprattutto in alcune festività come il Natale, ma anche il Cadodanno, o la domenica, diventa uno dei modi fondamentali con cui si possono stabilire e mantenere rapporti interpersonali nelle famiglie. La stessa preparazione dei cibi, i riti legati all’alimentazione, ai significati di alcuni piatti, sono stati oggetto di documentazione fotografica. Protagonisti i cuochi, padri, nonni, madri, nonne…

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Ai giorni nostri si perpetua il mangiare insieme nelle famiglie, per festeggiare una ricorrenza, mentre si è perso come comunità, soprattutto nelle città. Un tempo la famiglia festeggiava per esempio la vendemmia, un buon raccolto, il preparare la provvista di pomodori in bottiglia etc. Sicuramente la famiglia di ieri, di origine soprattutto contadina, attraverso il cibo preparato per la comunità e condiviso, trasmetteva cultura, mentalità, valori, alcune volte in modo autoritario. Con i ragazzi e i loro famigliari abbiano ricordato anche queste “usanze” del passato, come vi fossero regole ben precise da rispettare, come lo stare a tavola composti, senza mai alzarsi  prima del termine del pasto, senza alzare mai la voce e, non ultimo, evitando di mangiare con le mani. Oggi invece a tavola impera la fretta, il mangiare piatti riscaldati nel microonde, con la televisione accesa che trasmette i suoi spot pubblicitari.

Avendo preso coscienza di questo cambiamento di costumi,  abbiamo preferito soffermarci sui momenti di festa considerati tuttora molto importanti in famiglia, alla presenza di tavole imbandite, pranzi succulenti, nonni e nonne alle prese con ciurme di nipoti, abbracci e sorrisi davanti alle videocamere.

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Dalla lettura di queste foto che hanno immortalato momenti festosi, sono emersi inquadrature di volti sorridenti, calici in alto, amici scherzosi, piatti succulenti con fettuccine alle vongole veraci, specialità di diverse regioni (che mostrano come i componenti di una famiglia, dispersi in città e località diverse, si riuniscano nelle occasioni festive), colori forti di arredi e decorazioni, come sono le emozioni che rimandano al ricordo di quel momento che viene impresso nella fotografia.

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Per la realizzazione di questo lavoro ringrazio Letizia Cortini  e Patrizia Cacciani che ci hanno supportato costantemente, inoltre le famiglie degli alunni e, in particolar modo,  la mamma di Maya Paoli, la dott.ssa Recinto. Naturalmente grazie a tutti gli alunni della classe II sez A che hanno diligentemente partecipato al progetto.

Appena in tempo… il terzo ciclo di laboratori a Orvieto!

Eccoci al nostro terzo incontro con le scuole di Orvieto! Giusto un anno fa il nostro progetto qui ad Orvieto aveva inizio :)!Gli ultimi laboratori si sono svolti tra il 2 e il 3 marzo, nelle classi V A e V B di Ciconia e V A e V B di Sferracavallo, quindi nella II media di Ciconia.

Sono stati molto proficui e divertenti.
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I bambini hanno raccolto e organizzato in album/diari fotografici e testuali, arricchiti di disegni e decorazioni personali, tanto materiale di famiglia: foto, interviste trascritte, testimonianze, ricordi, riflessioni personali.
Il tema principale è quello del lavoro dei propri famigliari, come abbiamo illustrato nei precedenti report. Nelle due quinte elementari di Ciconia ogni alunno ha anche condiviso il proprio racconto e le proprie riflessioni con immagini in google drive e, a mano a mano, sono pubblicati sul sito in singoli post (lavori della V A e lavori della V B). I diari fotografici invece saranno digitalizzati e inseriti successivamente sul sito, oltre ad essere esposti in una mostra dedicata ai mestieri e alle professioni delle famiglie di Orvieto.
Ogni classe ha avuto un personale approccio al tema del racconto del lavoro dei propri famigliari, come già rilevato nel report precedente.
In una classe si sono concentrati maggiormente nella narrazione in forma di articolo.
In un’altra hanno arricchito i loro testi con disegni, mentre in una classe si sono impegnati nella realizzazione anche di audio e videointerviste.
Nella II media si sono cimentati direttamente con l’utilizzo del computer e ogni ragazzo ha iniziato a costruire il proprio power point, cercando di familiarizzare con questo formato finora mai utilizzato dalla maggior parte degli studenti.
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Durante i laboratori ci sono stati momenti ludici e al tempo stesso di approfondimento delle reciproche conoscenze delle storie di famiglia e del modo di rappresentarle con le immagini.
Il senso di comunità, di amicizia, di solidarietà si è rafforzato, insieme alla maggiore consapevolezza della complessità del mondo del lavoro.
In diversi casi i ragazzi sono venuti a conoscenza per la prima volta delle storie e del lavoro dei propri nonni o bisnonni. Toccanti, in alcuni casi, i punti di vista dei bambini sul senso di mancanza soprattutto dei padri che svolgono lavori che li costringono spesso per più giorni lontani da casa e dalla famiglia.
La tenerezza dei bambini e il loro affetto ed entusiasmo sia tra di loro sia verso le maestre e perfino nei confronti di noi operatrici culturali ha avuto diversi momenti di espressione che hanno sorpreso con gioia noi adulti!

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Durante i laboratori sono state prese alcune decisioni con i ragazzi e le insegnanti per l’organizzazione delle giornate di presentazione dei lavori svolti.
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Gli album/diari di tutti gli studenti saranno esposti in due sedi differenti. Quelli delle elementari di Ciconia presso il Palazzo del Popolo di Orvieto il 14 maggio, con l’adesione del Comune. Mentre i lavori delle altre classi saranno presentati il 15 maggio nella sede della biblioteca Luigi Fumi di Orvieto centro. In entrambe le sedi le insegnanti stesse presenteranno l’esperienza di Cinefotoeduca e saranno presenti le famiglie dei ragazzi.
Si prevede anche la proiezione di alcune videointerviste, la navigazione/esplorazione del sito del progetto e la realizzazione di cartelloni con in mostra una selezione di fotografie organizzate per tipologie di lavoro.
Nel frattempo saranno ultimati i lavori, digitalizzati e pubblicati anche sul sito.
Grazie a tutti e a presto!
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I laboratori della I e della II E – SMS Viale delle Acacie, Napoli. Riflessioni di metodo della prof.ssa Valeria De Laurentiis

I laboratori che sto portando avanti nelle mie classi, 1 e 2 E della scuola media Viale delle Acacie di Napoli, nascono dall’intenzione di lavorare sull’acquisizione di strumenti di produzione, analisi, decodifica, interpretazione e riutilizzo delle fonti visive, in particolare fotografiche.

Non sono nuova a questo genere di lavoro perché per due anni nella mia scuola si è svolta un’attività di formazione, e insieme di didattica nelle classi, con Letizia Cortini che è confluita nella realizzazione del sito web Sguardi e storie. Immaginare storie e ricostruire memorie a scuola

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Una riflessione per iniziare

Sulla scorta della formazione degli anni precedenti e di una sperimentazione che ho avuto la possibilità di seguire per il Progetto Cinefotoeduca, gestito dall’Istituto Luce – Luce per la didattica, in particolare da Patrizia Cacciani in collaborazione con Letizia Cortini, prima ancora di lavorare alla costruzione di narrazioni storiche ricorrendo agli archivi di famiglia, pur non escludendo degli affondi in questa direzione, mi sono convinta dell’utilità di fornire ai ragazzi strumenti per diventare produttori e fruitori consapevoli di immagini. Ho pensato che, rispetto alla durata del ciclo delle scuole medie, i primi due anni possono essere il momento giusto per mettere le basi e costruire un nuovo “sguardo” sulle fonti visive. Mi ha ispirato per il lavoro di quest’anno anche la lettura di un famoso testo di Susan Sontag, Sulla fotografia, Einaudi 1978, che mi ha accompagnato nelle mie riflessioni.

Mi interessava innanzi tutto di vedere i ragazzi in azione come produttori di immagini, o registi nella scelta di immagini prodotte da altri.

Scattano migliaia di foto nella loro vita quotidiana, ma spesso con nessuna attenzione al mezzo che utilizzano e al suo linguaggio specifico; l’impressione è che utilizzino gli scatti come segni, grafemi di pixel, di un linguaggio nuovo, istantaneo, sintetico, destinato al consumo immediato. Altre volte usano le immagini per testimoniare una presenza o per prendere possesso di una realtà che stanno vivendo. Non concepiscono quasi mai la foto come ricordo relativo ad un’occasione, una celebrazione e nel senso tradizionale del termine, sono pochi anche gli adulti di famiglia che assumono questo compito. Insomma a me sembra che le funzioni attribuite alle immagini private siano quasi del tutto scomparse nel nostro mondo “liquido”. Certo sulla quantità ha influito molto la velocità e la facilità, prima con la macchina digitale poi con gli smartphone, con cui è possibile produrre scatti che sono diventati segni di comunicazione di un linguaggio di cui però non conosciamo la grammatica: parliamo una lingua sconosciuta che abbiamo appreso un po’ dovunque, attingendo da un immaginario sempre più complesso. La pubblicità, l’arte, il web, la televisione, il cinema, sono potenti vettori di un motore più profondo da ricercare nella nostra economia legata alla logica dei consumi, come già notava Susan Sontag (Sulla fotografia, Einaudi 1978, pag 154-155).

La libertà di consumare una pluralità di immagini e di beni viene identificata con la libertà tout court. Il restringere la libera scelta politica al libero consumo economico esige che la produzione e il consumo di immagini siano illimitati. L’ultima ragione del bisogno di fotografare tutto è nella logica stessa dei consumi”.

Più consumo e brucio, più ho necessità di reintegrare.

I protagonisti dei laboratori

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I temi dei laboratori

Sono partita da una riflessione ancora della Sontag (ib. p. 22):

La suprema saggezza dell’immagine fotografica consiste nel dire: “Questa è la superficie. Pensa adesso- o meglio intuisci- che cosa c’è di là da essa, che cosa deve essere la realtà se questo è il suo aspetto” Le fotografie, che in quanto tali non possono spiegare niente, sono inviti inesauribili alla deduzione, alla speculazione, alla fantasia

Volevo rendere i ragazzi consapevoli della potenza, a saperle guardare, delle immagini e mi è sembrato un buon inizio farne scattare di propria iniziativa per sperimentare le infinite possibilità di immortalare ciò che si para davanti ai nostri occhi e la scelta che ogni volta, nolenti o volenti, facciamo.

Nella prima fase abbiamo esplorato insieme le risorse dei due siti web, Sguardi e storie e Cinefotoeduca, sul linguaggio fotografico e del cinema. Sono guide ricche di esempi per cominciare ad affinare lo sguardo e districarsi tra campi, inquadrature, luce, colore e anche, per i docenti, con una parte teorica che fornisce tanti spunti di riflessione sull’uso delle fonti visive e sul loro contributo alla didattica non solo della storia contemporanea.

Poi ho dato le consegne: gli alunni di prima sono stati incaricati di documentare le loro vacanze natalizie; quelli di seconda (che avevano già sperimentato l’anno scorso) sono stati impegnati sul tema del ritratto. In principio avevo pensato a ritratti di persone di famiglia o amici – e infatti questi materiali sono raccolti per un ulteriore sviluppo – ma poi è venuta l’idea di dare la possibilità ai ragazzi di farsi dei ritratti in classe.

La fase di gestazione è stata lunga e piena di tribolazioni perché ci vuole una gran pazienza per far lavorare i ragazzi.

 Come scattano i ragazzi

Propongo qui alcuni scatti dei ragazzi della Prima E, non inclusi nei lavori finali, perché insieme a quelli offrano un’idea di cosa guardano i ragazzi, come lo guardano e cosa scelgono di fotografare

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Per la Seconda E invece propongo delle foto che ho scattato guardandoli mentre si organizzavano per i loro ritratti di classe

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Raccogliere e archiviare

Questo tipo di lavoro introduce anche all’acquisizione di un metodo: non basta scattare, occorre scaricare le immagini, archiviarle. Per lavorare in classe, da tre anni utilizzo uno spazio on line gratuito per l’archiviazione e la condivisione dei materiali. Si tratta quindi di mostrare ai ragazzi come si fa a creare una propria cartella, a condividerla, a caricare immagini e testi. Possono sembrare operazioni scontate ma non lo sono.

Da parte dei ragazzi la produzione e la fruizione delle immagini si limitano, in genere, all’istante dello scatto e all’archiviazione automatica nella galleria degli smartphone dove vanno incontro ad un destino di accumulazione in attesa di una sparizione fortuita (per mancanza di spazio nel dispositivo, per un incidente tecnologico o il cambio dell’apparecchio) o di stasi improduttiva. Qui si propone invece un nuovo approccio all’immagine che diventa “oggetto” da utilizzare in operazioni successive con cui rendere conto del perché sono state scattate, cosa esprimono e documentano; anche se non vogliamo stamparle, è opportuno che le archiviamo, ci rendiamo conto del loro formato (jpg? raw? Heic? Ping?), le datiamo preparandoci al lavoro dell’anno prossimo in cui sarà richiesta una vera e propria schedatura. È strano come questi ragazzi, che maneggiano tecnologia avanzata da piccolissimi, non siano interessati agli strumenti, ai passaggi necessari per realizzare un progetto. Utilizzano solo gli smartphone e il pc, con i suoi programmi, è un mistero per i più; hanno una grande abilità a districarsi sui piccoli schermi ma si limitano alle operazioni intuitive e veloci e sono interessati principalmente alla possibilità di eterna connessione che si offre loro attraverso i social. La definizione di “nativi digitali” scopre il suo punto debole: familiarità nell’uso del touch, nello “smanettare” superficiale non significa acquisizione di un metodo che la tecnologia invece impone.

Scegliere

È venuto poi il momento della scelta degli scatti. È un’altra operazione importante perché credo che nella scelta si comincino a tastare con mano il potere e il fascino dell’immagine fotografica. È qui che prendono forma l’intenzione narrativa, la meraviglia delle scoperte, la motivazione delle esclusioni, i dettagli sfuggiti, i particolari svelati.

La scelta offre l’occasione, insondata il più delle volte, di estrarre dal flusso continuo di scatti, pezzetti di realtà delimitati da un’inquadratura a cui conferire un senso. Non è questo il primo passo per orientarsi nell’indiscriminato flusso di immagini che ci avvolge?

Le foto le abbiamo osservate e commentate insieme, ciascuno suggerendo “visioni” diverse, rintracciando le intenzioni, ricordando le occasioni che hanno dato vita allo scatto.

Scrivere con le fotografie

Siamo passati poi a quella che definirei una “scrittura fotografica”, un’operazione con cui “cominciare a vedere nella realtà stessa una sorta di scrittura che deve essere decodificata, nello stesso modo in cui erano state inizialmente paragonate alla scrittura anche le immagini fotografiche” (Susan Sontang, Il mondo dell’immagine, pag 137 che ricorda come Niepce chiamò le sue lastre eliografie, scritture solari; Fox Talbot definì la macchina fotografica “la matita della natura”).

Come ho già osservato (in Da Sguardi e storie a Fotoeduca. Appunti per la didattica delle fonti audiovisive, 7 maggio 2019), questo tipo di scrittura si snoda parallelo all’immagine e non se ne serve come di un’illustrazione: la foto ne fa parte con il suo linguaggio specifico che rende espressiva la visione, nel caso dei nostri laboratori, nello spazio della vita privata o quotidiana.

I ragazzi hanno scritto i testi in completa autonomia e dopo averli caricati sul drive con le immagini scelte, li abbiamo rivisti insieme e nuovamente commentati. È iniziata così la fase forse più interessante in cui, commentando gli scritti, osservando nuovamente, accogliendo i suggerimenti di tutti, a me pare che si costruisca uno spirito critico, ci sia un’evoluzione nella consapevolezza anche scoprendo o ritrovando aspetti latenti. Qui, soprattutto, si esercita il mio ruolo di guida e facilitatrice quando riesco a proporre ai ragazzi aperture su altri campi che ampliano la loro capacità di visione.

Propongo un elenco degli spunti di riflessione emersi dalla revisione collettiva dei testi.

Per il laboratorio di documentazione delle vacanze natalizie:

  • come dall’insieme di scatti scelti traspaia il “colore”, il “tono” di quel nucleo familiare
  • il caso (ma esiste il caso?) che disvela un’intenzione nascosta
  • il valore delle tradizioni
  • il culto del selfie e il suo ruolo nella comunicazione
  • la capacità delle immagini di rappresentare l’affettività
  • vedere il tempo che passa attraverso le foto

Per il laboratorio Ritratti in classe:

  • l’uso teatrale della fotografia ovvero la messa in scena
  • lo scatto studiato in cui affiorano vecchi e nuovi immaginari
  • il messaggio del selfie
  • la motivazione profonda di gesti e pose suggeriti dal web
  • l’aspetto normativo relativo alle immagini
  • il tentativo di rappresentare l’impalpabile
  • cercare foto della vita scolastica negli archivi di famiglia

I ragazzi hanno quindi prodotto spesso una seconda stesura dei testi in base ai suggerimenti scaturiti, qualcuno con il mio aiuto. Poi ho montato i lavori di ciascuno utilizzando il modello per la documentazione proposto dal sito di Cinefotoeduca, con schede appositamente preparate.

Ogni volta – nonostante i momenti in cui devo insistere, richiamare all’impegno, aspettare, ripetere le consegne- alla fine mi stupisco e mi intenerisco di fronte allo sforzo dei ragazzi di seguirmi nelle “avventure” che propongo e mi sento grata alle famiglie che mi sostengono ed accettano di condividere scatti dei loro figli, di persone di famiglia, della loro vita privata.