I laboratori della I e della II E – SMS Viale delle Acacie, Napoli. Riflessioni di metodo della prof.ssa Valeria De Laurentiis

I laboratori che sto portando avanti nelle mie classi, 1 e 2 E della scuola media Viale delle Acacie di Napoli, nascono dall’intenzione di lavorare sull’acquisizione di strumenti di produzione, analisi, decodifica, interpretazione e riutilizzo delle fonti visive, in particolare fotografiche.

Non sono nuova a questo genere di lavoro perché per due anni nella mia scuola si è svolta un’attività di formazione, e insieme di didattica nelle classi, con Letizia Cortini che è confluita nella realizzazione del sito web Sguardi e storie. Immaginare storie e ricostruire memorie a scuola

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Una riflessione per iniziare

Sulla scorta della formazione degli anni precedenti e di una sperimentazione che ho avuto la possibilità di seguire per il Progetto Cinefotoeduca, gestito dall’Istituto Luce – Luce per la didattica, in particolare da Patrizia Cacciani in collaborazione con Letizia Cortini, prima ancora di lavorare alla costruzione di narrazioni storiche ricorrendo agli archivi di famiglia, pur non escludendo degli affondi in questa direzione, mi sono convinta dell’utilità di fornire ai ragazzi strumenti per diventare produttori e fruitori consapevoli di immagini. Ho pensato che, rispetto alla durata del ciclo delle scuole medie, i primi due anni possono essere il momento giusto per mettere le basi e costruire un nuovo “sguardo” sulle fonti visive. Mi ha ispirato per il lavoro di quest’anno anche la lettura di un famoso testo di Susan Sontag, Sulla fotografia, Einaudi 1978, che mi ha accompagnato nelle mie riflessioni.

Mi interessava innanzi tutto di vedere i ragazzi in azione come produttori di immagini, o registi nella scelta di immagini prodotte da altri.

Scattano migliaia di foto nella loro vita quotidiana, ma spesso con nessuna attenzione al mezzo che utilizzano e al suo linguaggio specifico; l’impressione è che utilizzino gli scatti come segni, grafemi di pixel, di un linguaggio nuovo, istantaneo, sintetico, destinato al consumo immediato. Altre volte usano le immagini per testimoniare una presenza o per prendere possesso di una realtà che stanno vivendo. Non concepiscono quasi mai la foto come ricordo relativo ad un’occasione, una celebrazione e nel senso tradizionale del termine, sono pochi anche gli adulti di famiglia che assumono questo compito. Insomma a me sembra che le funzioni attribuite alle immagini private siano quasi del tutto scomparse nel nostro mondo “liquido”. Certo sulla quantità ha influito molto la velocità e la facilità, prima con la macchina digitale poi con gli smartphone, con cui è possibile produrre scatti che sono diventati segni di comunicazione di un linguaggio di cui però non conosciamo la grammatica: parliamo una lingua sconosciuta che abbiamo appreso un po’ dovunque, attingendo da un immaginario sempre più complesso. La pubblicità, l’arte, il web, la televisione, il cinema, sono potenti vettori di un motore più profondo da ricercare nella nostra economia legata alla logica dei consumi, come già notava Susan Sontag (Sulla fotografia, Einaudi 1978, pag 154-155).

La libertà di consumare una pluralità di immagini e di beni viene identificata con la libertà tout court. Il restringere la libera scelta politica al libero consumo economico esige che la produzione e il consumo di immagini siano illimitati. L’ultima ragione del bisogno di fotografare tutto è nella logica stessa dei consumi”.

Più consumo e brucio, più ho necessità di reintegrare.

I protagonisti dei laboratori

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I temi dei laboratori

Sono partita da una riflessione ancora della Sontag (ib. p. 22):

La suprema saggezza dell’immagine fotografica consiste nel dire: “Questa è la superficie. Pensa adesso- o meglio intuisci- che cosa c’è di là da essa, che cosa deve essere la realtà se questo è il suo aspetto” Le fotografie, che in quanto tali non possono spiegare niente, sono inviti inesauribili alla deduzione, alla speculazione, alla fantasia

Volevo rendere i ragazzi consapevoli della potenza, a saperle guardare, delle immagini e mi è sembrato un buon inizio farne scattare di propria iniziativa per sperimentare le infinite possibilità di immortalare ciò che si para davanti ai nostri occhi e la scelta che ogni volta, nolenti o volenti, facciamo.

Nella prima fase abbiamo esplorato insieme le risorse dei due siti web, Sguardi e storie e Cinefotoeduca, sul linguaggio fotografico e del cinema. Sono guide ricche di esempi per cominciare ad affinare lo sguardo e districarsi tra campi, inquadrature, luce, colore e anche, per i docenti, con una parte teorica che fornisce tanti spunti di riflessione sull’uso delle fonti visive e sul loro contributo alla didattica non solo della storia contemporanea.

Poi ho dato le consegne: gli alunni di prima sono stati incaricati di documentare le loro vacanze natalizie; quelli di seconda (che avevano già sperimentato l’anno scorso) sono stati impegnati sul tema del ritratto. In principio avevo pensato a ritratti di persone di famiglia o amici – e infatti questi materiali sono raccolti per un ulteriore sviluppo – ma poi è venuta l’idea di dare la possibilità ai ragazzi di farsi dei ritratti in classe.

La fase di gestazione è stata lunga e piena di tribolazioni perché ci vuole una gran pazienza per far lavorare i ragazzi.

 Come scattano i ragazzi

Propongo qui alcuni scatti dei ragazzi della Prima E, non inclusi nei lavori finali, perché insieme a quelli offrano un’idea di cosa guardano i ragazzi, come lo guardano e cosa scelgono di fotografare

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Per la Seconda E invece propongo delle foto che ho scattato guardandoli mentre si organizzavano per i loro ritratti di classe

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Raccogliere e archiviare

Questo tipo di lavoro introduce anche all’acquisizione di un metodo: non basta scattare, occorre scaricare le immagini, archiviarle. Per lavorare in classe, da tre anni utilizzo uno spazio on line gratuito per l’archiviazione e la condivisione dei materiali. Si tratta quindi di mostrare ai ragazzi come si fa a creare una propria cartella, a condividerla, a caricare immagini e testi. Possono sembrare operazioni scontate ma non lo sono.

Da parte dei ragazzi la produzione e la fruizione delle immagini si limitano, in genere, all’istante dello scatto e all’archiviazione automatica nella galleria degli smartphone dove vanno incontro ad un destino di accumulazione in attesa di una sparizione fortuita (per mancanza di spazio nel dispositivo, per un incidente tecnologico o il cambio dell’apparecchio) o di stasi improduttiva. Qui si propone invece un nuovo approccio all’immagine che diventa “oggetto” da utilizzare in operazioni successive con cui rendere conto del perché sono state scattate, cosa esprimono e documentano; anche se non vogliamo stamparle, è opportuno che le archiviamo, ci rendiamo conto del loro formato (jpg? raw? Heic? Ping?), le datiamo preparandoci al lavoro dell’anno prossimo in cui sarà richiesta una vera e propria schedatura. È strano come questi ragazzi, che maneggiano tecnologia avanzata da piccolissimi, non siano interessati agli strumenti, ai passaggi necessari per realizzare un progetto. Utilizzano solo gli smartphone e il pc, con i suoi programmi, è un mistero per i più; hanno una grande abilità a districarsi sui piccoli schermi ma si limitano alle operazioni intuitive e veloci e sono interessati principalmente alla possibilità di eterna connessione che si offre loro attraverso i social. La definizione di “nativi digitali” scopre il suo punto debole: familiarità nell’uso del touch, nello “smanettare” superficiale non significa acquisizione di un metodo che la tecnologia invece impone.

Scegliere

È venuto poi il momento della scelta degli scatti. È un’altra operazione importante perché credo che nella scelta si comincino a tastare con mano il potere e il fascino dell’immagine fotografica. È qui che prendono forma l’intenzione narrativa, la meraviglia delle scoperte, la motivazione delle esclusioni, i dettagli sfuggiti, i particolari svelati.

La scelta offre l’occasione, insondata il più delle volte, di estrarre dal flusso continuo di scatti, pezzetti di realtà delimitati da un’inquadratura a cui conferire un senso. Non è questo il primo passo per orientarsi nell’indiscriminato flusso di immagini che ci avvolge?

Le foto le abbiamo osservate e commentate insieme, ciascuno suggerendo “visioni” diverse, rintracciando le intenzioni, ricordando le occasioni che hanno dato vita allo scatto.

Scrivere con le fotografie

Siamo passati poi a quella che definirei una “scrittura fotografica”, un’operazione con cui “cominciare a vedere nella realtà stessa una sorta di scrittura che deve essere decodificata, nello stesso modo in cui erano state inizialmente paragonate alla scrittura anche le immagini fotografiche” (Susan Sontang, Il mondo dell’immagine, pag 137 che ricorda come Niepce chiamò le sue lastre eliografie, scritture solari; Fox Talbot definì la macchina fotografica “la matita della natura”).

Come ho già osservato (in Da Sguardi e storie a Fotoeduca. Appunti per la didattica delle fonti audiovisive, 7 maggio 2019), questo tipo di scrittura si snoda parallelo all’immagine e non se ne serve come di un’illustrazione: la foto ne fa parte con il suo linguaggio specifico che rende espressiva la visione, nel caso dei nostri laboratori, nello spazio della vita privata o quotidiana.

I ragazzi hanno scritto i testi in completa autonomia e dopo averli caricati sul drive con le immagini scelte, li abbiamo rivisti insieme e nuovamente commentati. È iniziata così la fase forse più interessante in cui, commentando gli scritti, osservando nuovamente, accogliendo i suggerimenti di tutti, a me pare che si costruisca uno spirito critico, ci sia un’evoluzione nella consapevolezza anche scoprendo o ritrovando aspetti latenti. Qui, soprattutto, si esercita il mio ruolo di guida e facilitatrice quando riesco a proporre ai ragazzi aperture su altri campi che ampliano la loro capacità di visione.

Propongo un elenco degli spunti di riflessione emersi dalla revisione collettiva dei testi.

Per il laboratorio di documentazione delle vacanze natalizie:

  • come dall’insieme di scatti scelti traspaia il “colore”, il “tono” di quel nucleo familiare
  • il caso (ma esiste il caso?) che disvela un’intenzione nascosta
  • il valore delle tradizioni
  • il culto del selfie e il suo ruolo nella comunicazione
  • la capacità delle immagini di rappresentare l’affettività
  • vedere il tempo che passa attraverso le foto

Per il laboratorio Ritratti in classe:

  • l’uso teatrale della fotografia ovvero la messa in scena
  • lo scatto studiato in cui affiorano vecchi e nuovi immaginari
  • il messaggio del selfie
  • la motivazione profonda di gesti e pose suggeriti dal web
  • l’aspetto normativo relativo alle immagini
  • il tentativo di rappresentare l’impalpabile
  • cercare foto della vita scolastica negli archivi di famiglia

I ragazzi hanno quindi prodotto spesso una seconda stesura dei testi in base ai suggerimenti scaturiti, qualcuno con il mio aiuto. Poi ho montato i lavori di ciascuno utilizzando il modello per la documentazione proposto dal sito di Cinefotoeduca, con schede appositamente preparate.

Ogni volta – nonostante i momenti in cui devo insistere, richiamare all’impegno, aspettare, ripetere le consegne- alla fine mi stupisco e mi intenerisco di fronte allo sforzo dei ragazzi di seguirmi nelle “avventure” che propongo e mi sento grata alle famiglie che mi sostengono ed accettano di condividere scatti dei loro figli, di persone di famiglia, della loro vita privata.

Nonni, genitori, amici e compagni, di Enrico Aielli

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Questa foto l’ho scattata io, a casa dei nonni Pasquale e Fania, il 31/01/2020; è un totale di un castello fatto in terracotta da un artigiano di Orvieto. Luce artificiale. La sua bottega è nota, si chiama La Corte dei Miracoli di Alberto Bellini.

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Io ho scattato questa foto il 31 gennaio 2020 a casa dei nonni Pasquale e Fania ed è il totale di due gatti fatti in legno, anche essi opera di un artigiano locale famoso, La Bottega Michelangeli. Luce artificiale.

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Questa foto l’ho scattata io, il 31 gennaio 2020, ed è il totale di un barometro in legno fatto dal nonno Pasquale. Lui ora è in pensione, ha lavorato come impiegato in Comune ed ha sempre avuto la passione per la lavorazione del legno. L’ho sempre ammirato!

Ho voluto iniziare a raccontare il lavoro artigianale che a Orvieto ha una grande tradizione. I miei nonni stessi amano molto gli oggetti di artigianati e li acquistano, oltre a realizzarli come nonno Pasquale, per i suoi nipoti!

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Questa foto è stata scattata ad un ricevimento di lavoro. Non mi è stato possibile risalire a chi l’ha scattata né quando. È un mezzo busto del mio nonno paterno Giovanni, in divisa da colonnello dell’esercito.

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Per questa foto non è possibile risalire a quando e chi l’ha scattata. Forse una collega della nonna. È un piano americano della mia nonna paterna, di nome Dilva, mentre era ad un corso di aggiornamento, come insegnante di disegno tecnico.

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Questa foto è stata scattata da un collega di mio padre Simone il 23/12/2019. Si tratta di una figura intera del  mio babbo al lavoro, mentre ripara una pompa. Lavora presso il Depuratore comunale come tecnico. E’ molto bravo e ama il suo lavoro.

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Questo scatto è stato fatto da una collega della mia mamma Claudia, impiegata in banca, il 29/12/2019: stava eseguendo dei controlli su alcuni documenti.  È una mezzo busto.

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Questa foto l’ho scattata io a scuola, il 13 gennaio 2020, durante la prima lezione del progetto “Inquadro il mondo… a modo mio” con le esperte. Si tratta di un campo medio di una parte della classe con le lavagne, i banchi e la maestra, in secondo piano, nell’angolo in basso a destra a figura intera. La foto è un po’ mossa… forse c’era poca luce e forse non sono riuscito a stare ben fermo durante lo scatto.

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Ancora una foto scattata da me il 13 gennaio 2020, nella prima lezione con le esperte durante l’esercizio sulle inquadrature; è una inquadratura stretta dall’alto con la figura intera di due miei compagni di classe, piegati verso terra, scherzosi, e sullo sfondo due altri compagni in piedi. L’inclinazione l’ho scelta, anche se avrei potuto essere più attento a non tagliare alcuni particolari.

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Questa foto l’ho scattata a scuola io il 13 gennaio 2020 nella prima lezione con le esperte. E’ un particolare dell’occhio di Tommaso, un mio compagno di classe.

Mi sono divertito molto a inquadrare e a documentare con le fotografie sia i miei parenti, sia i miei amici.

Riflessione sul lavoro dei miei familiari

I lavori dei miei genitori non li trovo interessanti, perché in quello di mia madre bisogna stare attenti a tutti i documenti, mentre in quello di mio padre ci si sporca troppo. La mia nonna invece faceva l’insegnante che non mi ispira affatto, mentre il mio nonno era militare, che è tra i due lavori che vorrei fare da grande, insieme al cantautore.

Proseguono gli incontri formativi a Orvieto

Il 28 e il 29 ottobre si sono svolti altri due incontri con gli insegnanti a Orvieto, nella magica cornice della sede della NUova Biblioteca Luigi Fumi.

La giornata di lunedì 28 ottobre è stata dedicata alla ricostruzione della storia del precinema e del cinema delle origini, e della sua evoluzione nei linguaggi e nelle forme attuali.

A questo link una dispensa sintetica degli esperimenti del periodo cosiddetto del “precinema”. A seguire una animazione con i dischi del fenachitescopio.

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Ci si è soffermati sugli aspetti produttivi, autoriali, distributivi, legislativi del cinema.
Sono stati analizzati soprattutto i linguaggi, mostrando dei tutorial realizzati dai ragazzi di un istituto superiore riproposti a questo link, e a seguire, a partire dal primo.
Gli insegnanti sono stati invitati a immaginare anche dei laboratori che prevedano, da parte dei ragazzi la realizzazione di brevi film, sul modello di quelli dei Fratelli Lumiere o di George Melies, che in meno di un minuto raccontino una storia. Nella seconda parte di questo articolo si trovano alcune indicazioni specifiche.
Si è sottolineata l’importanza del lavoro collettivo nella realizzazione di un film, gli aspetti preparatori che vedono la produzione di molti documenti scritti (dal soggetto, alla sceneggiatura o alla scaletta, al copione, e a tutta la documentazione per l’organizzazione produttiva fase per fase prima di arrivare alle riprese vere e proprie).
Una parte dell’incontro ha riguardato anche l’analisi e le riflessioni sulle esercitazioni svolte dagli insegnanti, che hanno documentato con la fotografia eventi o situazioni da loro scelti per una narrazione/presentazione che includesse anche i linguaggi visivi, insieme a quelli verbali. I lavori degli insegnanti finora realizzati sono a mano a mano incrementati e visionabili su questo sito a questo link. Di seguito alcune slide esemplificative, ma si consiglia vivamente la consultazione dei singoli lavori.
E’ stata ripercorsa la struttura della Guida e sono stati mostrati gli strumenti a disposizione degli insegnanti per approfondire temi trattati durante gli incontri.
Nella seconda giornata, martedì 29 ottobre, si è sinteticamente ripercorsa la storia della fotografia dalle origini alla diffusione dei supporti su pellicola e carta alla gelatina ai sali d’argento.
Sono stati mostrati percorsi laboratoriali diversi da proporre ai bambini nelle classi dei due istituti a partire da gennaio 2020. Dal percorso dedicato ai bambini nel tempo, con l’analisi dell’evoluzione della rappresentazione fotografica dei bambini in epoche, luoghi, occasioni differenti, a quello sulla realizzazione dei Diari fotografici attraverso la documentazione di eventi quotidiani.
Parte dell’incontro è stato dedicato proprio alle tecniche fotografiche e all’evoluzione dei supporti, a come trattarli per una loro migliore conservazione, indicando la dispensa preparata appositamente, consultabile a questo link.
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Si è quindi passati ad analizzare alcune raccolte di fotografie di famiglie portate dagli insegnanti, spiegando loro l’importanza degli archivi di immagini privati, del valore sempre più forte che le foto e i film di famiglia stanno acquisendo, considerando il carattere specifico, inedito di queste fonti e la loro importanza per la storia sociale, economica, del costume, antropologica, delle mentalità, delle emozioni e degli affetti (considerando che la storia di una famiglia si tramanda quasi sempre, oltre che attraverso l’oralità proprio attraverso le fotografie).
Si è sottolineata l’importanza di associare queste fonti che raccontano (anche quando nascondono, celano, mascherano) storie private, alle fonti istituzionali che narrano la storia contemporanea, politica, italiana, ma anche europea, nel contesto mondiale (basti pensare alla storia dell’emigrazione e a quante fotografie di famiglia la testimonino).
Sono state quindi distribuiti questionari da compilare relativi uno alla raccolta/selezione di foto di famiglia in generale (qui il link), l’altro alla descrizione di ogni singola fotografia scelta (qui il link).
Si è spiegato quindi che un percorso laboratoriale con i bambini dedicato alle foto e alle storie di famiglia dovrà necessariamente vedere coinvolti i genitori e i parenti più prossimi.
Sono state infine indicate alcune possibili date per i laboratori nelle classi che inizieranno subito dopo le vacanze natalizie e che saranno fissate definitivamente al prossimo incontro, il 18 e il 19 novembre 2019.

Al via i seminari e i laboratori con gli insegnanti di Orvieto!

Il 16 e il 17 settembre 2019 si sono svolti i primi due incontri di formazione per gli insegnanti, maestri e docenti di scuole medie di I grado, degli istituti comprensivi Orvieto Baschi e Orvieto Montecchi.

Il progetto CineFotoEduca era stato approvato dalle dirigenti scolastiche dopo un incontro di presentazione svoltosi il 5 marzo 2019.

La meravigliosa sede della Nuova Biblioteca Luigi Fumi, nel centro storico di Orvieto ha ospitato le attività, con la preziosa collaborazione della responsabile, M. Teresa Equitani.

In questa prima fase, gli incontri, come specificato  nella pagina dedicata alla presentazione del Progetto Cine Foto Educa, riguardano solo gli insegnanti, circa 30 persone, tutte donne, con l’unica eccezione di un insegnante uomo.

Il primo giorno sono state svolte soprattutto lezioni frontali sulla storia dei beni culturali fotografici e filmici, anche dal punto di vista della loro tutela e valorizzazione da parte dello Stato, quindi sugli istituti che custodiscono patrimoni di immagini in Italia.

Buona parte dell’incontro del 16 settembre è stata inoltre dedicata alla storia delle forme, dei processi di produzione, dei contenuti delle fonti fotografiche e filmiche, dei mestieri del cinema. E’ stato mostrato il sito CineFotoEduca, in particolare la struttura della Guida con la prima parte dedicata agli aspetti di inquadramento storico, teorico, di contesto del progetto, mentre la seconda parte è caratterizzata da percorsi di laboratorio nelle classi con tanti materiali didattici da utilizzare (schede, questionari, griglie di analisi…).

Dalla storia delle origini della fotografia, a quella del cinema, si è passati a quella della tutela di queste fonti, in Italia e non solo. Di pari passo con l’excursus storico si è proceduto a mostrare le fotografie e i film citati e gli archivi che custodiscono la memoria fotografica e cinematografica del nostro paese, così come di altri.

Sono stati esplorati il sito web dell’Archivio Luce, quelli di altri archivi e cineteche e di alcuni progetti specifici relativi alla valorizzazione delle fonti fotografiche e audiovisive soprattutto nei territori (Agristoria). Sono stati mostrati progetti e attività di valorizzazione di questi documenti/opere all’estero, per esempio da parte della Library of Congress. Sul sito di quest’ultima hanno colpito le collezioni fotografiche digitalizzate e messe a disposizione sul web, dalle fotografie dei minori del sociologo Lewis Hine dei primi anni dieci del Novecento (http://www.loc.gov/pictures/search/?st=grid&co=nclc) a quelle dei fotografi della FSA (Farm Security Administration) degli anni trenta e quaranta negli Stati Uniti d’America (Dorothea Lange, http://www.loc.gov/pictures/related/?fi=name&q=Lange%2C%20Dorothea).

Sono state fornite indicazioni su come scoprire nel web le principali risorse fotografiche, a partire dal portale sul censimento degli archivi fotografici italiani, a cura dell’Iccd (Mibact).

Si è quindi sottolineato come la fotografia e il cinema siano stati utilizzati, sin dalle origini in tutti i campi del sapere e della comunicazione, oltre che nella vita privata e per scopi amatoriali.

Sono quindi state consegnate le schede di presentazione/rappresentazione di sé, che potranno essere utilizzate in classe con i bambini, invitando gli insegnanti a provarsi loro per primi in questa attività di narrazione di se stessi attraverso linguaggi differenti, scritto, fotografico, grafico/pittorico.

 

 

 

 

 

 

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Al momento, su 30 insegnanti, la sfida è stata raccolta da 18 di loro che hanno consegnato la scheda compilata, almeno con un testo scritto. La maggior parte ha disegnato un proprio ritratto non dal vero, ma di fantasia, e soltanto tre hanno inserito copia di un proprio ritratto fotografico, ma non disegnando.

Tre insegnanti non hanno disegnato né si sono fotografate, limitandosi al racconto scritto.

Se ne potrebbe dedurre la difficoltà a immaginare un racconto di sé attraverso l’uso della fotografia, insieme ad altri linguaggi.

Nel secondo giorno di seminario ci si è concentrati sullo sviluppo del linguaggio fotografico e di quello cinematografico e sui loro elementi di base (inquadratura, piani, campi, movimenti di macchina).

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Esempi di inquadrature e analisi del contesto di produzione di film e fotografie sono stati illustrati attraverso la visione di numerosi film storici sul web e di video tutorial su YouTube. Si è posta particolare attenzione sul concetto di scelta dell’inquadratura, sull’angolazione, sulla luce, sul punto di vista che sottende sempre ogni scelta, sulla messa in scena, che comprende le scelte anche sonore, mostrando diversi esempi sia storici sia attuali (a partire dai film dei Fratelli Lumiere fino ad arrivare ai servizi dei telegiornali odierni). Si è così introdotto il tema della propaganda nel cinema e dell’uso delle fonti fotografiche e filmiche per la comunicazione politica, d’impresa, di famiglia…, argomenti che saranno sviluppati nei due prossimi incontri a fine ottobre 2019.

Si è svolta quindi una esercitazione che ha visto tutti i partecipanti impegnati a ritrarre, con un proprio dispositivo, l’aula in cui si è svolto il seminario, le persone, le situazioni, con la realizzazione di almeno 5 fotografie, utilizzando piani e campi differenti, o brevi video.

 

 

 

 

 

 

Per il prossimo incontro, sempre di due giornate, che si svolgerà il 28 e il 29 ottobre nuovamente alla Biblioteca comunale di Orvieto, è stato chiesto agli insegnanti di completare/compilare le schede di presentazione/rappresentazione, inoltre di selezionare 5 delle foto realizzate e di commentarle, specificando la scelta delle inquadrature, i piani e i campi utilizzati e l’efficacia del messaggio e della comunicazione/espressione, rispetto al contesto in cui le immagini sono state realizzate.

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Strumenti per approfondire i temi trattati nei primi due incontri:

gli archivi fotografici e filmici e i loro tesori: conservarli per riusarli. L’Archivio Luce

i generi fotografici e cinematografici nella storia e nel presente: conoscerli e praticarli

temi e soggetti della fotografia storica

il linguaggio fotografico e filmico. Riconoscerlo e usarlo

 

 

Gli ultimi due seminari con le insegnanti dell’I.C. Visconti a Roma, maggio 2019

Dopo i primi due seminari svolti presso la scuola Gianturco a Roma, il cui report è consultabile a questo link, la formazione con le insegnanti dell’I.C.Visconti è proseguita con altri due incontri, svoltisi il 17 e il 27 maggio, di circa 2 ore e 30 minuti ciascuno. Particolarmente suggestiva la sede del seminario di lunedì scorso, a Palazzo Cevia.

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Negli ultimi incontri, oltre ad analizzare le fotografie e le esercitazioni delle insegnanti, si è insistito sull’importanza della conoscenza del linguaggio fotografico e sono stati  ribaditi alcuni concetti utili per la decodifica del linguaggio delle immagini, per l’analisi dei contenuti e dei contesti di produzione delle fonti, considerando anche le immagini d’archivio che si possono trovare sul web (sono stati indicati diversi siti, oltre l’archivio Luce).

I temi della specificità del linguaggio audiovisivo e quello della messa in scena in quasi ogni tipologia di fonte di immagini, fisse e in movimento, quello del punto di vista e della comunicazione attraverso la produzione di immaginari, sono stati ulteriormente scandagliati.

Si è posta l’attenzione sulle fotografie realizzate con cellulari e macchine digitali, che sono state commentate dal punto di vista compositivo, del linguaggio specifico, dell’intenzionalità espressiva (poetica, estetica). Si è insistito sul fatto che ai ragazzi, insegnando le specificità del linguaggio fotografico, sia data così la possibilità di riflettere, prima di scattare compulsivamente, portandoli a maturare il gusto per l’inquadratura, frutto di una scelta consapevole, motivata, finanche creativa e artistica.

Sono state riviste le metodologie per la raccolta e la schedatura delle fonti negli archivi privati, a cominciare dalle famiglie delle insegnanti, ipotizzando, per le eventuali narrazioni da parte di ognuna, temi legati a determinati periodi storici, o a fenomeni di trasformazione economica e sociale nel nostro paese.

Abbiamo quindi introdotto il tema delle fonti fotografiche (e filmiche) di famiglia e amatoriali, soffermandoci sulle loro caratteristiche (visibile/invisibile nelle rappresentazioni, immaginari, identità, felicità e dolore, conflitti, memorie e storie), individuando le parole chiave principali per connotare questi documenti (viaggi, feste, compleanni, comunioni, battesimi, matrimoni, gite, lavoro, cure famigliari, ritratti, guerre …).

Ci si è soffermati in particolare sugli aspetti della rappresentazione, della propaganda, della produzione e uso di queste fonti in quanto produttrici di immaginari e agenti di storia dalle origini della storia sia della fotografia, sia del cinema.

Si è parlato inoltre di uso di fonti e memorie di famiglia per “fare” racconto, storia e letteratura, confronto tra fotografia e pittura, ma anche per riconciliarsi con la famiglia, con alcuni dei propri cari e la propria storia. Si è considerata l’opportunità di far riflettere i ragazzi sul fatto che le fonti fotografiche o filmiche di famiglia, i racconti relativi agli eventi famigliari escludano spesso molte “zone d’ombra”. Come per l’inquadratura e la messa in scena nella realizzazione di una fotografia, o di un film, così nella scrittura e nei racconti autobiografici e di famiglia c’è sempre un punto di vista che include ed esclude, tra visibile e invisibile, e spesso quello che si esclude è il conflitto.

Si è analizzato il significato della realizzazione e dell’uso di queste fonti nella rappresentazione delle storie di famiglia, facendo riferimento a un film a base di fonti visive e sonore di famiglia, Un’ora sola ti vorrei, di Alina Marazzi, del 2002 (le insegnanti sono state invitate a reperirlo e vederlo). A questo link un’intervista alla regista che spiega l’urgenza e le scelte del film. Nel film, al di là dei suoi intenti più generali ed emozionali, emergono infatti i conflitti tra una figlia e la madre, tra la figlia e il padre, tra la protagonista e i suoi figli, nonché i conflitti interiori della protagonista.

Si è quindi proseguito con l’indicare come compilare, nel modo più accurato possibile, le schede di descrizione di ciascuna fotografia, fra quelle selezionate dalle docenti, facendo particolare attenzione alla lettura e alla descrizione dei contenuti e delle loro forme linguistiche.

Sono state analizzate le esercitazioni finora svolte, consultabili in questa pagina del sito, dove saranno a mano a mano pubblicate quelle ancora mancanti.

Infine si è deciso di rivederci il 24 giugno presso la scuola Gianturco, per una verifica conclusiva del lavoro svolto e per impostare i laboratori che saranno svolti nelle classi nell’autunno 2019.

Gli esercizi delle insegnanti dell’ I.C.Visconti di Roma

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Nell’ambito degli incontri di formazione delle insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’ I. C. Visconti – Gianturco di Roma, pubblichiamo a seguire i pdf di un primo esercizio da loro svolto sulla conoscenza e l’uso del linguaggio fotografico.

Le immagini e gli esercizi sono stati commentati durante i laboratori svolti il 17 e il 27 maggio 2019 a Roma, presso l’I.C. Visconti (Gianturco e Palazzo Cevia).

Fiorella Nicolini

Nicolini_Fiorella_esercizio_linguaggio_fotografico (pdf)

Nicolini_Fiorella_didascalie_esercizio_linguaggio_foto (pdf)

Nicolini_Fiorella_esercizio_analisi_narrazione_fotografia (pdf)

Nicolini_Fiorella_esercizio_analisi_narrazione_fotografia_di_famiglia_1

Michela Milani

Milani_Michela_esercizio_linguaggio_fotografico (pdf)

Milani_Michela_didascalie_esercizio_linguaggio_foto

Milani_Michela_esercizio_raccolta_di_famiglia (pdf)

Milani_Michela_Zia Clara e il viaggio_racconto di famiglia (pdf)

Marina Esposito

Esposito_Marina_esercizio_linguaggio_fotografico (pdf)

Esposito_Marina_esercitazione_descrizione_fotografie_selezionate

Esposito_Marina_esercizio_narrazione_foto_memoria_di_famiglia

Desiree Guarascio

Guarascio_Desiree_esercizio_linguaggio_fotografico (pdf)

Guarascio_Desiree_esercizio_descrizione_narrazione_foto_famiglia (pdf)

Guarascio_Desiree_esercizio_narrazioni_foto_di_famiglia (pdf)